CONSIGLI: Fimo Vs Forno…la cottura, parte 2

Se avete letto la parte 1 sapete i principi generali della cottura del Fimo: cuocere tra i 110 e i 130 gradi per circa 30 minuti. Abbiamo visto che ogni forno è diverso e che prima di  cuocere qualcosa a cui tenete in un fornetto nuovo vi conviene imparare a conoscerlo facendo delle prove…spesso ne va della ” vita ” della vostra creazione!

1. COSA SUCCEDE AL FIMO QUANDO CUOCE?

Il processo di cottura del fimo si chiama ” vulcanizzazione” ( parlo del Fimo perchè finora ho sperimentato solo quello, ma vale per tutte le paste polimeriche ), in pratica il calore fa polimerizzare le particelle di quel famoso gel plasticizzante ( il polivinile ), rendendolo duro. L’ideale rimane una cottura omogenea, quindi che il forno sia preriscaldato, che la teglia sia posizionata nel ripiano medio e che il forno sia ventilato ( anche se il mio non lo è :P).

Quando cuoce quindi il Fimo ” plasticizza”, ed avvengono alcune cose fondamentali:

Rimane un pò elastico…ma non troppo:

Se volete modificare la vostra creazione in fimo una volta cotta, fate attenzione…infilare dei chiodini o tentare di bucarla con un ago ” facendosi spazio”, senza cioè usare una forma che si avviti girando ( come il trapano ad esempio, che so che viene usato per esempio per allargare i fori delle perline già cotte ), può non essere una buona idea…il fimo può spaccarsi e creparsi attorno al buco, dipendendo dallo spessore e dalle dimensioni dell’oggetto! Cercate dunque se possibile di cuocere le creazioni nella posizione in cui volete che rimangano.

Aumenta impercettibilmente di dimensioni:

Questo la maggior parte delle volte non è un problema………….a meno che non abbiate fatto tanta fatica per creare qualcosa che debba alla fine rimanere in piedi ( come una dollina ). L’aumento di dimensioni impercettibile può deformare la base dei piedi in maniera quasi invisibile…se non per il fatto che poi la dollina non sta più in piedi!

Autoaderisce nelle parti a contatto:

Se due parti sono messe a contatto anche con una pressione leggera da crude ( se il fimo è ben condizionato ), tendono ad aderire anche da cotte! Ciò vuol dire che non dovete versare fiumi di Fimo liquid in ogni dove ( vedi la parte sulla modellazione ), ma solo sulle parti sporgenti o più fragili e sottili.

– Diventa metallizzato se cosparso di polveri iridescenti/ metallizzate ( o opaco se polvere di gessetto ):

Ricordatevi sempre di usarle con una mascherina! Detto questo…abbiamo già detto che se cospargete con un pennello una superficie cruda con queste polveri ( da quel che mi hanno detto vanno bene  anche gli ombretti e la polvere dei gessetti), queste aderiranno al fimo, perdendo la parte in eccesso che tenderà a rimanere sul pennello. Quante più ne mettete tanto più ne rimarrà adesa fino a riuscire a coprirlo completamente, ma dopo un certo limite la polvere in eccesso verrà via, quindi usatela poco alla volta se non volete sprecarla! Ricordate inoltre che se lo fate a creazione fresca ( senza averla lasciata risposare ) la polvere aderirà molto meglio. Una volta cotto l’oggetto l’effetto polvere sarà quasi invisibile, lasciando una superficie dall’effetto metallizzato tendenzialmente omogeneo ( dipende da quanta ne avete messa ), e una volta caduta la parte in eccesso il resto rimarrà adeso senza macchiare.

Tende ad appiattirsi nella parte a contatto con la superficie di cottura

Se la vostra creazione è piatta da un lato, cuocetela appoggiandola sul lato piatto ( ovviamente ). Se però è una scultura 3D cercate in tutti i modi di tenerla in piedi! potete usare un sopporto in carta argentata, carta da forno, una struttura in filo metallico ( meglio se rivestita con carta argentata, perchè se il fimo diventa incandescente può bruciare localmente la creazione ), si possono persino ” impalare” su uno stuzzicadenti o un filo metallico che è a sua volta infilato su una massa di fimo di scarto creata per l’abbisogna. La maggior parte delle mie creazioni ha un supporto metallico o una struttura in filo di rame, e non ho mai avuto troppi problemi.

Rimane flessifile finchè non si raffredda

Se avete terminato la cottura con i dovuti crismi e il fimo vi sembra ancora molle, è normale! Guai a prenderlo nella maniera sbagliata, o ancora peggio con pinze o appiattendo la creazione con un guanto da forno…si deformerà irreparabilmente. Il mio consiglio è prelevare le creazioni prendendole dalla loro base piatta ( tipo mettendovi sotto un foglio di carta o una lama piatta e sottile ), e metterle in un bicchiere di acqua fredda. In questo modo il fimo si raffredda immediatamente, e non è più deformabile. Inoltre le parti trasparenti diventano molto più trasparanti con questo metodo che lasciandole raffreddare da sole ( l’ho letto da qualche parte e a me è successo!).

2. RAFFREDDAMENTO

Nella mia esperienza personale alcuni colori, se lasciati raffreddare nel MIO forno, si scuriscono ( non chidetemi il perchè ). Tuttavia non emettendo il tipico odore del fimo bruciato ( che ricordate sempre pare essere tossico ), devo ammettere che ogni tanto l’ho fatto in maniera mirata, soprattuto se mi piacciono le sfumature di certi tipi di colori ( il trasparente dà delle bellissime venature rosse che sembrano fiamme, il fluorescente sembra marmo con delle piccole inclusioni nebbiose, il prosculpt prende delle bellissime sfumature bronzate ). Tuttavia se per farle dovete bruciare il fimo, evitate. Con i miei consigli non voglio intossicare nessuno!

La maggior parte delle volte faccio scivolare la creazione in un bicchiere di acqua fredda, che lo rende immediatamente duro e resistente. Ho letto che finchè è elastico e flessibile si può modificare e piegare come si desidera ( delicatamente ) e poi tenerlo sotto l’acqua fredda per fissare la posizione, ma non ho mai provato!

3. CUOCERE….E RICUOCERE

Il Fimo può essere cotto più volte ( sempre con le stesse precauzioni ), senza troppi problemi. C’è chi dice che lo rende anche più resistente, ma non saprei. Ci sono particolari che possono essere aggiunti solo su una base solida, o in un secondo momento, e la ricottura diventa essenziale…tuttavia ricordate che il fimo se ricotto torna flessibile quando si riscalda, quindi vale sempre il principio che le parti a contatto con la base si deformano! Non potete cioè fare un lato A, cucere la creazione, creare il lato B e cuocere la creazione poggiandola sul lato A già cotto. Inoltre il Fimo crudo sul fimo già cotto non è autoaderente…questa è uno delle mie ragioni preferite per imprecare sonoramente. Solo sperimentando vi renderete conto di cosa conviene fare tutto a crudo e cosa aggiungere dopo la cottura per una seconda infornata.

4. BRUCIARE IL FIMO

Credo davvero che pochi odori siano così malauguranti, fetidi, sintetici, penetranti, come l’odore del fimo bruciato. Se vi accorgete che la vostra creazione si è bruciata, aprite il forno coprendovi la bocca con un panno e areate bene l’ambiente. Se poi questo succede nel forno di casa, è un disastro…l’odore non andrà via tanto facilmente! Anche se la tentazione è forte aspettate che l’ambiete sia areato per bene prima di avvicinarvi per numerare le perdite. Non so quanto i fumi del fimo bruciato siano nocivi, ma meglio essere prudenti.

Attenzione inoltre a creazioni molto sottili, o create su un cuore di carta argentata ( utile se voltete risparmiare fimo e le creazioni sono molto grandi ). Queste infatti bruceranno più velocemente. Attenti anche ai residui di pasta che possono rimanere sulla piattaforma di cottura ( in genere gocce di fimoliquid ), soprattutto se avete innavvertitamente bruciato la creazione…pulitela sempre subito dopo finito, e rimuovete i residui con una lametta o anche solo con il primo strumento che vi capita a tiro, poi lavatela accuratamente.

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Qui si notano bene le sfumature che prende il prosculpt nelle parti sporgenti perchè comincia a surriscaldarsi. Questo è sicuramente un difetto del mio forno, su cui però mi piace giocare!

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Per portare a termine questa fenice ed evitare che la pressione sul crudo deformasse la forma originaria, ho aggiunto le ali dopo la prima cottura, ricuocendola in un secondo momento.

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In quadrifoglio è stato ricoperto con le polveri metallizzate, verde e dorato al centro…se imparate a giocare con i colori, ricordando il particolare effetto di un determinato colore di polvere su un determinato colore di fimo, potere ottenere delle sfumature veramente stupende. Tuttavia se volete semplicemente rendere al massimo un colore metallizzato, vi conviene usare una base di fimo dello stesso colore delle vostre polveri.

NOTA IMPORTANTE: nel mio blog descriverò solo tecniche ed accorgimento di cui ho avuto esperienza diretta. Non troverete quindi tutto ciò che bisogna sapere sull’argomento, ma solo con cosa mi sono scontrata, le soluzioni che ho trovato e le domande che ancora mi pongo! ❤ Questo blog è nato per favorire lo scambio di esperienze…non siate timidi! :)

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CONSIGLI: FIMO vs forno…la cottura, PARTE 1

A chi capita di salutare le proprie creazioni……nella speranza di rivederle uscire sane e salve dalla bocca nera del forno?

A me spesso, ma c’è da dire che il mio fornetto è dell’anteguerra. Tuttavia non sono rari i casi in cui il fimo si bruci, per distrazione o per omissione di particolari accortezze, o che la creazione si rovini irreparabilmente durante la cottura. Non ci sono molte istruzioni al riguardo sul panetto…giusto una immaginetta che scrive che il fimo si cuoce dai 110 ai 130 gradi per circa 30 minuti. Ebbene, se per la media dei forni può essere vero, attenzione a infornare creazioni a cui tenete in forni sconosciuti!

1. SCELTA DEL FORNO:

Non fate l’errore di investire su attrezzi e materiale e poi trascurare l’aspetto forno…la resistenza, i colori e la buona riuscita di una creazione dipendono in larga percentuale da una adeguata cottura! Il forno non deve essere assolutamente a microonde, ed è sconsigliabile usare quello di casa, che si usa anche per cucinare. Sebbene se cotto nella maniera giusta il fimo non sia tossico, lo sono i fumi che si liberano quando viene bruciato, inoltre nel forno resta uno strano odore sintetico che non è semplice togliere. Quando comprate un forno nuovo, vi conviene, a parte comprarlo a norma e con i consumi più bassi possibili, scegliere un forno per le vostre esigenze di produzione. Il mio forno è piccolino, si riscalda in fretta, e non lo uso per nient’altro che per la cottura del fimo.

Se proprio volete fare le cose ad arte potreste comprare un termometro da forno, per sapere se la temperatura sale eccessivamente o è insufficiente. Una ragazza nei commenti ( Grazie! ) mi scrive che facendo la prova con un foglio di carta da stampante, questo si scurisce se la temperatura aumenta troppo…non l’ho mai provato, ma ad occhio mi sembra un buon metodo, visto che spesso mi succede se metto il foglio di carta sotto le creazioni!

2. ASPETTARE O NON ASPETTARE?

Se è vero che per esigenze economiche è consigliabile aspettare di avere una bella informata e cuocere tutto insieme, è anche vero che il Fimo crudo dopo un certo tempo rilascia sul supporto su cui si trova parte del gel che tanto faticosamente avete amalgamato. Avete inoltre mai provato a maneggiare nuovamente creazioni lasciate molto tempo a riposare? Risultano meno elastiche, e rischiano anche di danneggiarsi se le maneggiate con troppa foga….rislutano più “secche” per così dire. Ora, per intuizione personale ( non è assolutamente detto che ciò sia vero ), secondo me una creazione fragile o con particolari molto sottili ( tipo una creatura 3D o una dollina con capelli sottili e parti sporgenti etc ) andrebbe cotta immediatamente, magari lasciandola per ultima in una teglia di cose più resistenti e con meno particolari in rilievo ( come possono essere dolline 2D e animaletti kawaii ), poichè a mio parere così facendo, cioè cuocendola con le porzioni ben amalgamate, resiste molto di più alle ingiurie del tempo.

3. ACCORGIMENTI:

Il Forno va sempre pre-riscaldato quando intendete cuocere le vostre creazioni, proprio come fareste per una torta. Il Fimo non andrebbe cotto direttamente su un supporto metallico, che emani molto calore diretto ( come ad esempio una teglia da forno ), poichè la parte a contatto cuoce anche per conduzione e rischia di bruciarsi, annersirsi e addirittura deformarsi. L’ideale è porre le creazioni su una superficie come la ceramica, o strati di carta da forno, anche i normali fogli di carta vanno bene. Alcuni tipi di colori bruciano più facilmente di altri, come il bianco e il trasparente, e vi conviene buttarci un occhio in più durante la cottura! Un trucco può essere coprirlo con un velo di carta da forno, per rendere meno aggressivo il cambio di temperatura.

4. CONOSCERE IL PROPRIO FORNO:

Come già detto, sarete voi a imparare a conoscere il vostro forno, quanto tempo ci impiega a cuocere nella maniera ideale, quanto tempo ci impega a bruciare un particolare colore, qual’è la temperatura ideale nel range indicato. Non so quale tipo di cottura sia consigliabile tra le varie opzioni che può avere un forno ( ventola, sopra-sotto, solo sotto etc ), in quanto il mio fornetto ha solamente una opzione ( cioè quella solo-sotto! ).

Nella parte 2 ci sarà: come evitare deformazioni, cottura di strutture 3D, cottura e ricottura, come raffreddare il fimo e tocco finale!Immagine

Arpia prima della cottura

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Arpia dopo la cottura, scurimento mirato da raffreddamento in forno ( che poi vi dirò la prossima volta…).

NOTA IMPORTANTE: nel mio blog descriverò solo tecniche ed accorgimento di cui ho avuto esperienza diretta. Non troverete quindi tutto ciò che bisogna sapere sull’argomento, ma solo con cosa mi sono scontrata, le soluzioni che ho trovato e le domande che ancora mi pongo! ❤ Questo blog è nato per favorire lo scambio di esperienze…non siate timidi! 🙂

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CONSIGLI: la modellazione, parte 1

Ognuno di noi vorrebbe modellare il soggetto che preferisce esattamente come lo abbiamo in testa…ma purtroppo non è possibile, come molti di noi ben sanno! Quante volte ci ritroviamo a provare uno stile nuovo, un soggetto sperimentale, per poi dover buttare tutto? Non c’è modo di evitarlo, a meno che il nostro scopo principale non sia vendere e quindi trovare la giusta combo di qualcosa che vada sul mercato e sia facile da realizzare. Non è condannabile, assolutamente, ma solo questione di scelte e priorità!

1. L’IDEA

Il punto più critico in assoluto…quante volte apriamo la pagina di fb solo per vedere che la maggior parte delle creative che conosciamo sono state possedute da un virus che si diffonde a macchia d’olio, facendo riprodurre a tutti lo stesso tema??? Come già detto, è questione di scelte…c’è a chi quel tema piace, lo vede da un’altra e lo riproduce con il suo stile, per personalizzare qualcosa che comunque ritiene suo, anzi che a maggior ragione vuole rendere suo. C’è chi si fa prendere dall’entusiasmo dell’onda e si lancia sulla sua scia. C’è chi pensa che riprodurre un soggetto che va di moda sia una vendita assicurata. Per qualunque motivo lo facciate…nessuno di questi è condannabile, tutt’altro. Ognuno crea cosa e quando gli pare, non ci sono dubbi su questo! Attenzione però al copyright…nonostante sia un discorso preso alla leggera, una cosa è prendere lo stesso tema, un’altra è COPIARE. Sulla mia idea sul copiare scriverò un post, difatti.

Tuttavia…perchè tutti in fondo lo sappiamo…coltivare un proprio tema, un proprio stile, una propria cotta per un determinato argomento…non ha prezzo davvero. E questo la gente lo sente. E se la gente non lo sente…lo sentite voi, che dovrebbe essere la cosa più importante.

Il mio consiglio è semplicemente vivere il vostro mondo, come più desiderate. Leggete, cercate artisti del passato e del presente, disegnate, sognate, guardate cartoni animati, osservate anche il paesaggio dalla finestra con occhi diversi, guardate un film che vi fa impazzire, guardate un foglio bianco e decidete al momento cosa vi va di disegnare. Quella cosa che vi fa alzare la notte per mettervi al tavolo del fimo, quella cosa che vi fa fare schizzi mentre siete a lavoro. Quello è il tema che fa per voi.

2. SCHIZZO SI O SCHIZZO NO?

Molte di noi realizzano uno schizzo dell’opera che vogliono realizzare…non so voi, ma io posso fare anche uno schizzo, ma l’opera non sarà mai quello che ho disegnato! Fare schizzi è qualcosa di molto personale. C’è chi crea direttamente cominciando da un colore che gli piace o da una idea che ha in mente, e quello che succede succede. Non esiste una regola, e nessuna è migliore dell’altra!

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schizzo…

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opera terminata!

3. PORSI LE DOMANDE GIUSTE

Per quanto siano belle e perfette nei minimi dettagli, in pochi indosserebbero una statuina del presepe come fosse una collana. Ci possono essere delle eccezioni, ma quando si crea dobbiamo prima di tutto chiederci ” Cosa  sto facendo? A chi è destinato? Qual’è il suo utilizzo?”. Quando si creano gioielli, questi andranno indossati…voi lo indossereste? Una persona che si sveglia la mattina e deve scegliere che collana-orecchini-bracciali indossare, lo sceglierebbe tra quelli nel bauletto dei propri gioielli? Molte delle nostre creazioni sono molto molto belle, ma ( almeno per quanto mi riguarda…) non vengono indossate e nella migliore delle ipotesi finiscono in una collezione, o diventano decorazioni per la casa, nella peggiore in un bauletto insieme a tante altre. Porsi le domande giuste significa capire che utilizzo vogliamo dare a quell’opera e perchè la creiamo…e trovarne i limiti. Se poi riusciamo a darci anche le risposte giuste, probabilmente la nostra creazione sarà quella più indossata, non per forza la più bella e spettacolare, ma avrà la funzione per cui è stata realizzata, divenire parte di una persona che indossandola si sente a suo agio!

Io personalmente mi concedo un pò di prendere con elasticità questa regola fondamentale…ma credo che ormai faccia parte del mio stile, che rende le opere delle piccole sculture, e che alla fine a chi mi segue piace comunque 🙂

4. CONOSCERE I PROPRI LIMITI E I LIMITI DEL MATERIALE CHE USIAMO

Un soggetto di successo è quello che non si rompe alla terza volta che viene indossato. Se normalmente siamo prudenti, ecco, l’obiettivo è esserlo sempre il doppio per il soggetto successivo. Non è una bella pubblicità sapere che il proprio oggetto, per quanto abbia reso felice la committente, si sia rotto o danneggiato senza un motivo apparente se non i normali traumi che subisce un oggetto indossato. Questo a volte va a discapito dell’arte e dell’ispirazione artistica…ma a quel punto, se non volete scendere a compromessi, meglio realizzare una miniatura o una decorazione da muro! Non dobbiamo dimenticare l’utilizzo a cui sono destinate le nostre creazioni…e dobbiamo essere onesti, con noi stessi e con chi le adotta! Il Fimo sa essere resistente ed elastico, se si usano certe accortezze:

– evitare le parti sottili che non abbiano più punti di appoggio: Se volete fare delle parti sporgenti ben venga, ma cercate di dargli una base per la maggior parte della loro lunghezza, o metteteci uno sfondo, oppure ancora utilizzate un supporto   da mettervi sotto. Se volete realizzare cose sottili come capelli o simili che vanno nel vuoto, sappiate che il rischio c’è…sta a voi poi capire quanto lo volete correre e stabilire i giusti tempi di cottura. Inoltre le parti sottili si incastrano nei vestiti, negli anelli delle catenelle…praticamente in qualsiasi cosa! Opere minuzione e stupendamente realizzate, come quelle di Nobu Happy Spooky ( https://www.facebook.com/NobuHappySpooky?ref=ts&fref=ts ), sono dei capolavori di particolari anche se limitano al massimo le parti sporgenti, e , anche se con uno stile tutto loro, sono indossabili senza problemi.

– utilizzare il Fimo Liquid: il fimo liquid è un gel che una volta cotto ha una consistenza gommosa ed elastica, e quasi del tutto trasparente, soprattutto se in piccole quantità. Costa un pochino, ma è davvero un investimento…applicato tra le giunture delle parti della nostra creazione e sui particolari fragili, vi dà una certa garanzia di resistenza ( anche se non assoluta ). Io lo uso anche sulle sfoglie sottili coprendole del tutto dal lato che non si vede, così da avere qualche sicurezza che non si crepino con il tempo.

– utilizzare solo fimo condizionato a lungo: come già detto il fimo ben amalgamato è più omogeneo e più resistente una volta cotto.

– utilizzare tempi di cottura adeguati: il fimo cotto in maniera incompleta risulta fragile, anche se spesso non immediatamente. Meglio cuocerlo un tantino di più che un tantino di meno…ma attenti a non bruciarlo! Se ne parlerà nel post sulla cottura 🙂 Per esperienza personale il Fimo bruciato risulta molto resistente…ma si perde tutto il lavoro di decorazione e colore, inoltre ricordare bene che I FUMI ESALATI DAL FIMO BRUCIATO SONO TOSSICI!!!

– trovare il proprio equilibrio: Creativi come Angenia Creation ( https://www.facebook.com/pages/Angenia-Creations/174434059271046?ref=ts&fref=ts ), sono riusciti a trovare un equilibrio tra forme sottili e delicate e resistenza, a forza di provare, mescolare i colori giusti, lavorare in un certo modo. Devo dire che io il mio equilibrio lo sto cercando, ma che a volte preferisco peccare di troppa prudenza che di troppa audacia…le creazioni che ritengo più fragili hanno un supporto esterno o sono addirittura rinchiuse in boccette e casse di orologi!

– chiedere feedback alla gente: I pareri di chi adotta le creazioni sono più importanti di qualsiasi libro…se riuscite a creare un rapporto di fiducia con i vostri clienti, potrete capire i vostri limiti ed evitare di ripetere lo stesso errore in futuro! Cercate la loro comprensione invece che arrabbiarvi e dire che è impossibile…siamo artigiani alle prese con un materiale la cui resistenza dipende da tantissimi fattori, non sempre tutti prevedibili, e la gente deve sapere che un oggetto in fimo non deve essere sbatacchiato come un pupazzo di plastica, ma deve essere riguardato come un qualsiasi ciondolo di vetro o ceramica.

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Questa sirena su cui avevo lavorato a lungo si è irrimediabilmente bruciata. Eppure nonostante tutti i colori si siano modificati, ho notato che è molto più resistente del solito!

5. CREARSI UN PROPRIO STILE

Non sono molti purtroppo gli artisti del fimo che si riconoscono alla prima occhiata. Il loro stile non deve per forza essere complesso e strapieno di particolari o di virtuosismi scultorei, ma è talmente personale che alla fine li premia per questa loro unicità. Un esempio è Neraneve ( https://www.facebook.com/neraneve?fref=ts ), che con le sue dolline ha conquistato il cuore di tutti i suoi fan…ma ce ne sono molti altri in giro. A voi decidere cosa volete fare della vostra arte…se un mezzo per raccogliere qualche soldo o qualcosa di personale che sia solamente vostro e che vi regali la soddisfazione che cercate!

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