La potenzialità nascosta delle paste polimeriche: l’esperienza di un grande artista, Fabio Finucci

Quante volte vi siete sentire dire da colleghe che lavorano le paste polmeriche “ vabbè, le idee quelle sono!” ,“ …e allora che dovrebbe fare la Disney ( Pixar, Mulino Bianco etc), denunciarci tutte?”, e ancora “ ma poi il fimo quello è!”, come se lavorare le paste polmeriche vi “ condannasse “ ad avere le mani legate sia a livello di idee, sia ad un certo tipo di livello artistico. Ovviamente ognuno può fare le scelte che desidera…però ho voluto dimostrarvi che non è così.

Ho scelto di intervistare quello che ritengo un vero genio della modellazione delle paste polimeriche, Fabio Finucci. Non me ne vogliano le artiste spettacolari che realizzano per lo più fate OOAK, ma la mia è stata anche una piccola provocazione per chi comincia il suo cammino…per far capire che modellare le paste polimeriche a livello superiore non vuol dire fare solo fate!

Fabio Finucci è cresciuto lontano da internet e dal mondo delle paste polimeriche così come oggi le conosciamo, e la sua insegnante è sempre stata la realtà. Vediamo cosa ha da raccontare!

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Raccontaci la tua storia e parlaci delle tue battaglie personali…come hai cominciato a lavorare le paste polimeriche e come sei cresciuto fino ad oggi?

Ho iniziato col das, avevo 16-18 anni, non ricordo, è passato molto tempo..non sapevo nemmeno che bisognava bagnarlo e stavo quasi per rinunciarci, poi ho visto che qualcosa si vedeva e ho continuato. Piano piano mi sono perfezionato e una volta ho trovato il coraggio di presentarmi alle ditte di produzione, dalle mie parti ce ne sono molte che lavorano l’argento, articoli da regalo e religiosi. Ho collaborato per diversi anni con alcune aziende, io facevo il modello in plastilina, loro lo producevano e vendeva in tutto il mondo. Un mio golfista l’hanno venduto persino in Venezuela e una volta che ero capitato a Milano mi sono visto il pescatore che avevo fatto proprio in una vetrina di una gioielleria in centro…mi è preso un accidenti quando l’ho visto!

Quindi la tua carriera l’hai sviluppata soprattutto in questo ambito?

Sono anche stato per un anno su sky tv in un programma condotto da un noto critico d’arte che era venuto a casa mia. Tuttavia il mondo delle gallerie d’arte non mi interessa, ci sono troppi interessi a spese dell’artista. Tutt’ora ricevo inviti da parte di gallerie d’arte, di critici e associazioni ma ormai non rispondo più…le mie sculture si adattano più ai negozi che non alle gallerie.

Ho notato che la maggior parte dei tuoi soggetti sono presi dalla vita reale, e in parte da riproduzioni storiche. Sono soggetti miniziosi, riprodotti per in modo da renderli più vivi…hai sperimentato molto prima di giungere ad utilizzare le paste polimeriche per queste opere?

Considera che quando ho iniziato le paste polimeriche non so se esistevano , quindi io adoperavo i materiali reperibili, come il das all’inizio, un pò la creta, plastilina, stucco bicomponente. Però ho sempre cercato qualcosa che si modellasse bene come la plastilina ma al tempo stesso che si indurisse e con il supersculpey ho trovato questo binomio.

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Nella tua carriera hai mai dovuto rinunciare ad una idea perchè il matereiale che stavi usando la rendeva irrealizzabile?

No, più che altro ho dovuto rinunciare a lavori grossi per mancanza di spazio e anche per il tipo di lavorazione, ad esempio per grossi soggetti non basta il fil di ferro, ci vorrebbe del metallo che poi bisogna saldare ecc…insomma lavori da laboratorio.

Lo scopo di questa intervista è soprattutto quella di spronare le persone a sperimentarae con questi materiali, per raggiungere livelli sempre più alti, e le tue opere ne sono una prova. Leggevo che eri autodidatta…hai qualche consiglio da dare a chi non frequenta corsi, per arrivare a migliorarsi nell’uso di questi materiali?

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Io ho sempre cercato di andare a “bottega” come si faceva una volta ma non ho mai trovato nessuno che mi insegnasse, ho dovuto fare tutto da solo, ma non tanto per la parte artistica, soprattutto per quella tecnica. Come ti dicevo io ho lavorato per le aziende e fare lavori di produzione occorre tenere conto di diversi fattori, sottosquadri e sapere come funziona lo stampaggio per sapere in anticipo come lavorare il soggetto, altrimenti puoi farlo bello quanto vuoi ma se non è realizzabile a loro non serve. Per quelle senza limiti lavorativi idem, ho dovuto imparare da solo. Quello che conta è l’osservazione, io osservo di continuo, parlo con una persona e osservo le gesta, l’espressione,il panneggio, così se guardo una foto ecc.

Il modellato non è capacità manuale, ma avere in testa cosa fare. Se tu sai dove aggiungere o togliere materiale bene,altrimenti……non sai dove metterti le mani.

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Cosa ne pensi delle ragazze/ i che lavorano le paste polimeriche che vedi su internet?

Le ragazze vedo che hanno una grandissima creatività. Io posso insegnare a fare il figurativo, ma per le altre cose sono molto più fantasiose e creative di me!

Posso dirti che l’arte non è solo riprodurre, ma vedere la vita in modo più sensibile e profondo, io per esempio, cercando come dicevo sopra le espressioni, la gestualità, la dinamica del movimento, ti accorgi della bellezza della vita, anche il suono della voce che non c’entra con la scultura, ma vedi tutto con un’ottica diversa, più sensibile e ti accorgi di amare di più la vita.

Ascolti una persona che parla ad esempio, senti la timbrica, il respiro tra una frase e l’altra,in pratica ascolti una melodia una canzone, è fantastico…i limiti non sono manuali,come dicevo prima tutto sta nella testa. Le mani obbediscono alla testa.

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Ringraziamo Fabio per essere stato così disponibile…se vi siete innamorati delle sue opere la sua gallery principale si trova a questo indirizzo:

http://sculpture-finucci.blogspot.it/

Alla prossima!