Vendere su facebook…un link interessante.

Ho trovato questo link interessante ed esauriente mentre mi stavo documentando sulla regolamentazione della vendita su Fb. Poichè non mi piace il copia-incolla, ho chiesto all’autore se poteva concedereci una intervista, così da selezionare gli argomenti che ci interessano ed essere più mirati nelle domande e nelle osservazioni.

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Il link è questo, sembra una persona disponibile che risponde a tutti i commenti…speriamo accetti!

http://www.impresapratica.com/facebook/vendere-su-facebook/

In ogni caso chi sappia qualcosa di diverso rispetto a ciò che vi viene dichiarato può comunque commentare qui sotto…aspetto a scrivere l’articolo, nel caso mi dica di si!

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FIMO, un grosso vuoto legislativo. La preziosa esperienza di Carla Guerci, in arte KausiKa

Ebbene, tutto parte da una mancanza di definizione. In fondo anche noi facciamo fatica a definirci…siamo artiste? Siamo artigiane? Siamo hobbiste? La legge italiana non ha una categoria precisa per chi lavora il Fimo e le paste polimeriche, con il risultato che molte leggi non vengono interpretate in maniera univoca, generando una gran confusione anche alle figure professionali, come gli stessi commercialisti.

Ecco la preziosa esperienza di Carla Guerci, in arte Kausika, una delle pioniere del Fimo con esperienza decennale, che ha insegnato a maneggiare le paste polimeriche su e giù per l’Italia quando ancora non esisteva internet. Nella sua lunga carriera lei è stata ( cit.) “ per 12 anni con l’opera di ingegno e creatività, 6 anni con la partita IVA d’artigianato, 4 come libera professionista con la legge de minimis (fino a 15.000,00 euro) e ora che non c’è più sono tornata all’opera di ingegno e creatività “.

Insomma, una che sa di cosa parla! Ma vediamo nel dettaglio cosa ha da insegnarci:

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Raccontaci la tua storia e parlaci delle tue battaglie personali…come hai cominciato a lavorare il Fimo e come sei cresciuta fino ad oggi?

Ho iniziato a modellare prima di camminare. La mia prima ceramica fu la pupù che utilizzai anche per dipingere, con grande disperazione dei miei. Passai poi alla cera delle candele e alla mollica del pane che masticavo e risputavo. La modellazione, la pittura e la scultura sono stati la mia valvola di sfogo, il mio trasgredire i dettami di una famiglia molto rigida, e durante le superiori ebbi la fortuna di abitare in una casa in campagna che aveva nel cortile un vecchio capannone diroccato che potei dedicare a laboratorio e lì cominciare a creare per conto mio. Il fimo allora non esisteva e portavo le creazioni in ceramica a cuocere presso i forni dei figolai, permettendomi di avere sempre qualcosa da donare alle amiche e creare ciò che più mi piaceva. Poi il matrimonio e il lavoro mi tennero a lungo lontana dal creare, ma quando ebbi mio figlio e poi mi separai mi resi conto che il lavoro mi toglieva tempo di vita con mio figlio, per cui mi organizzai per rimettermi a creare e a vendere ciò che creavo. Ciò che mi permise di rendere redditizio il mio hobby fu proprio il fimo. Me ne regalarono un panetto quando ancora in italia non era commercializzato, ma me ne innamorai subito, la cosa che lo rendeva unico era la grande facilità di lavorazione e il fatto che si potesse cuocere in casa. Nel giro di pochi anni abbandonai quasi del tutto la ceramica e le altre tecniche per dedicarmi alla lavorazione delle paste sintetiche inventandomi di sana pianta le tecniche che ora sono conosciute a tutte, ma allora non esisteva neanche Internet.

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 Come sei passata dal creare per conto tuo a farlo divenire una attività commerciale?

All’inizio regalavo le mie creazioni e vendicchiavo qualche oggetto tra amiche, poi decisi di fare una bancarella sul lungomare della mia città e lì cominciai a informarmi sul come poterlo fare senza incorrere in multe. Andai da un commercialista, che però finì quasi per farmi desistere in quanto era rigorosamente ottuso e mi spaventò con le leggi e i cavilli del commercio, dunque mi rivolsi ad altri artisti che esponevano nelle bancarelle e mi informarono sull’esistenza della legge sull’Opera di ingegno e creatività. Tuttavia presso il mio comune l’ufficio dei vigili si rifiutava di darmi i permessi, per cui andai direttamente alla guardia di finanza e dopo molto insistenza ottenni da loro le leggi corrette che regolamentavano questo tipo di attività.. che è importante precisare : “Non è un attività artigianale” ma artistica.

 Quindi la tua è stata una ricerca della legalità fin dall’inizio! Fino ad ora abbiamo parlato dell’apertura della partita iva e di un negozio di e-commerce. Sai dirci qualcosa sui permessi e le autorizzazioni della dichiarazione di “ Opera di ingegno e creatività”?

Chi modella in casa nel tempo libero non può essere classificato come artigiano in quanto la figura di artigiano è regolamentata da tutta una serie di regole la cui principale è che il laboratorio non può essere nella sede di domicilio, e deve essere un laboratorio a norma. Può vendere liberamente le proprie creazioni a patto che siano “opera di ingegno e creatività” fino a un limite di € 5000,00 l’anno e dovrebbe rilasciare delle ricevute non fiscali ( non è obbligatorio, se non altro serve per poter dimostrare di non superare la cifra non tassabile ). Questo tipo di reddito non va cumulato con il reddito da lavoro dipendente e non va dichiarato. Se si lavora presso terzi, cioè si espone presso un negozio si deve fare una ricevuta in doppia copia (una per l’esercente) di merce in esposizione in “conto vendita” e adesso si viene poi pagati sul venduto con le ricevute della posta che sono già tassate all’origine. Stesse ricevute vanno utilizzate quando si lavora presso terzi (ditte, negozi e associazioni) per lo svolgimento di corsi, il tutto è regolamentato dalla legge sulla prestazione d’opera occasionale.

Molti sono tentati di iscriversi all’artigianato perchè quando si lavora con i permessi e le autorizzazioni che seguono la legislazione dell’Opera di ingegno e creatività si è limitati nel numero di giorni in cui è possibile esporre in mostre, fiere e mercatini. Sappiate che per l’artigiano i giorni di esposizione all’esterno del laboratorio sono esattamente gli stessi e non può avere un negozio distaccato dal laboratorio.

Se si vuole procedere per questa strada può farlo senza paura seguendo due regole molto semplici:

  1. Dotatevi,anche se non è più obbligatoria, di un autorizzazione comunale alla produzione e vendita di opera di ingegno e creatività.Si deve fare prima compilare un atto notorio, una autocertificazione dove si indica come e cosa si produce in base alla legge di opera di ingegno e creatività in bollo da 14,65, e successivamente fare domanda al comune per chiedere l’autorizzazione. ( E’ sufficiente anche la sola autocertificazione, perchè in molti comuni i vigili si rifiutano di fare gli accertamenti per l’autorizzazione, che comunque non è obbligatoria, si fa una volta sola e vale per sempre e su tutto il territorio nazionale, compresi navi e aerei ).
  1. Prendete la buona abitudine di rilasciare una ricevuta non fiscale del venduto

Il limite legislativo di esposizione nei mercatini è fissato in 52 giorni all’anno, in alcune regioni esistono regolamenti che riducono o aumentano i giorni consentiti. Il fatto è poi che nessuno controlla veramente che ciò avvenga, in quanto la gestione dei mercatini viene affidata ad associazioni che gestiscono autonomamente i permessi espositivi senza indicare neanche chi espone.

Nella precedente intervista abbiamo riportato l’esperienza di una creativa che ha aperto un e-commerce su Aruba, ma ci sono state delle obiezioni su alcuni aspetti della classificazione del creativo all’interno della categoria di “ lavoratore occasionale”. Sapresti spiegarci qualcosa di più su questo argomento?

Potete vendere liberamente sui principali siti di e-commerce diffusi in rete in quanto sono i titolari degli stessi siti che vi mettono in regola con le leggi sul commercio, sono loro a vendere a pagare le tasse sull’eventuale percentuale che voi gli pagate. Non potete invece aprire un vostro sito personale di e-commerce al di fuori dei siti autorizzati se non avete la partita iva e per avere questo tipo di sito non è sufficiente neanche la partita va come libero professionista, ma occorre la partita iva come commerciante. La vendita delle creazioni è catalogata come “tentata vendita” e si può fare ma secondo alcune regole e in particolare deve essere saltuaria: un sito di e-commerce personale è invece sempre aperto. Inoltre la merce non può avere il prezzo esposto (i siti di e-commerce autorizzati vi permettono di esporre il prezzo perchè hanno loro l’autorizzazione al commercio).

In ogni caso non dovete aprire una partita IVA soltanto se rimanete sotto i 5000 euro all’anno.

E se qualcuno invece volesse aprire una partita IVA?

Se il reddito prodotto dall’attività hobbistica fosse buono e superasse il limite dei 5000 euro annui si può pensare di aprire una partita iva, ma io sconsiglio caldamente quella di artigiano, che è regolamentata con il concetto di industria: si è sottoposti agli “studi di settore” che impongono redditi alti che chi crea non può neanche sperare di raggiungere… ma a loro non importa, tu devi produrre per forza 30.000,00 euro l’anno (adesso anche solo 15.000,00) e anche se non li fatturi paghi lo stesso per quell’ammontare di tasse.

La cosa importantissima da sapere per chi viene tentato dall’attività artigiana è che nelle categorie previste dagli studi di settore assolutamente non esiste il fimo e le attività correlate alla modellazione che non sia la ceramica intesa come terra; per cui si ci ritrova catalogati come “produttori di piccoli oggetti in materiale plastico” e per grande ignominia e cecità burocratica italiana queste tabelle stabilite nel 1938 intendono con la dicitura che sei un produttore di preservativi e tettarelle. Di conseguenza verrà applicata tutta la legislazione legata all’industria di questo genere, che ti costringe poi a doverti autodichiarare al di fuori degli studi di settore, motivo per cui ogni anno sei sottoposto ai controlli fiscali.

Per chi proprio vuole mettersi in regola con partita IVA consiglio quindi caldamente di aprirla come creativo, artista, cioè libero professionista e adesso la legislazione consente a chi ha meno di 35 anni di aprirla in forma agevolata senza il pagamento dell’IVA nè del 4% sulle fatture. Le spese di gestione dal punto di vista fiscale sono davvero convenienti (fortunato chi è giovane…) ma tenete comunque conto che ci saranno da pagare ogni tre mesi i costi dell’INPS a meno che non abbiate un altro lavoro e possiate fare la dichiarazione di gestione separata dei contributi. Questa partita iva consente di vendere liberamente sia direttamente le proprie creazioni, non si fa però scontrino fiscale, ma solo ed esclusivamente fattura.

Ho ringraziato più volte questa creativa, che comunicandoci questa sua esperienza ha sicuramente fatto più chiarezza nella confusione che genera questo vuoto legale. Una persona da ammirare, che tra l’altro sta ricominciando ora la sua attività riprendendo a creare dopo un periodi di pausa le sue meravigliose creature!

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Ha inoltre messo a disposizione la sua mail per eventuali domande e chiarimenti:

kausika.info@gmail.com

 Fatene buon uso ( magari evitando una denuncia per Stalking :P)!!!

i suoi siti di riferimento sono:

http://mondobosco.blogspot.it/

http://artesullapelle.blogspot.it/

http://tortecerimonia.blogspot.it/

NOTA IMPORTANTE: Nè io nè chi viene intervistato è avvocato, commercialista, guardia di finanza. Il vero problema del fimo è che non è classificabile legalmente, come avete letto, per cui non tutte le interpretazioni delle leggi relative sono univoche…prima di iniziare qualunque attività informatevi da chi di dovere!!!

Vi consiglio inoltre di fare domande nei commenti e di leggerli…so che può risultare noioso, ma molte informazioni sono nascoste lì e purtroppo non posso aggiornare sempre tutti gli articoli, soprattutto se sono interviste ❤

Volete aprire una partita IVA come creativa? Ecco la preziosa esperienza di Angenia Creation-Graphic

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Angenia creation, dopo un percorso di crescita di qualche anno in cui ha fatto progressi da gigante, progressi che l’hanno premiata come persona e come creativa con l’amore dei suoi numerosi fan, ha fatto il grande passo e ha aperto una partita IVA per rendere il FIMO il suo lavoro primario. Sentiamo quindi direttamente da lei perchè ha preso questa decisione e cosa può dire di questa esperienza.

1. Quando e come hai capito che era il caso di prendere il toro per le corna e farlo diventare un lavoro?

Ho capito che poteva , anzi…doveva diventare un lavoro quando mi sono resa conto che qualsiasi cosa facessi in testa avevo solo le mie creazioni. Nasco come grafica ma mentre creavo dei loghi pensavo a nuove creazioni, ero in macchina e disegnavo nuove creazioni, studiavo e pensavo al materiale da comprare…insomma ogni piccolo attimo di tempo volevo dedicarlo ai bijoux e alle statuine. Farlo diventare un lavoro era l’unica soluzione!

Ovviamente a darmi una spinta sono state anche tutte le mie clienti, avendo poco tempo da dedicare al fimo non potevo accontentarle tutte e vedere la domanda che superava l’offerta, mi ha convinta definitivamente.

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2. Quando hai deciso di farlo, come hai trovato le informazioni? Il commercialista è sufficiente per avere tutto ciò che ti serve o hai dovuto informarti di persona?

Quando ho deciso di farlo diventare un lavoro mi sono rivolta a un commercialista, non serve a niente cercare su internet o chiedere agli amici , se lo dobbiamo fare facciamolo bene e andiamo di chi di dovere mi ha informato su tutto e mi ha proposto la soluzione più idonea alle mie esigenze. Alla fine diventi in tutto e per tutto una imprenditrice e stà a loro occuparsi di tutto,  anche del logo, marchio, nome , dirti quanto devi mettere da parte ogni mese, quanto devi guadagnare e i range di guadagno in cui rimanere !

 ( Quindi attenzione! Il commercialista sa tutto quello che vi serve, e se non lo sa ha tutti i mezzi per informarsi, senza rischiare di avere false informazioni come quelle ricavate da internet. Se avete dubbi rivolgetevi a lui! )

3. Quando hai cominciato a farlo come mestiere è cambiato qualcosa nel tuo modo di creare? So che è passato poco tempo per renersene conto, ma pensi possa avere un influsso negativo in futuro?

Io mi sono data 6 mesi di prova, premetto che ho 20 anni e non ho un patrimonio alle spalle, tutto quello che spendo per quest’attività viene dalle mie tasche. Detto questo…all’inizio è fantastico…ora non molto, la situazione è stressante, io sono molto lenta nel creare e questo è un grosso problema per questo lavoro. Non sono abituata a fare 200 pezzi piccoli e semplici, su una creazione io son capace di starci anche 7 ore e questo mi stà facendo trovare in difficoltà, sono molto più stressata di prima e in questi mesi la situazione è peggiorata. Vedo il 60% del mio guadagno che se ne và per tasse e altre spese e la cosa demoralizza.

Il discorso è diverso per chi invece riesce a fare molti pezzi in un giorno, li l’attività và benissimo.

4. Quindi conviene per chi intende farlo come lavoro ma ha all’origine la possibilità e la voglia di adattare la propria arte alle esigenze economiche, o che intenda alzare molto i suoi prezzi…

Si esatto! Serve velocità, organizzazione e uno spirito imprenditoriale. A me hanno detto ” non sei veloce? ok allora alza i prezzi! “, ma per me è un NO secco. Non voglio mettere in difficoltà chi acquista , visto che devo mettere in conto spese di spedizione e eventuali tasse sul pagamento. In effetti alcuni marchi di bijoux con partita iva hanno prezzi assurdi rispetto a quelli a cui siamo abituati. Altri invece riescono a mantenere prezzi bassi e io li ammiro, ma partecipano sempre a mercatini e fiere riempiendo interi banchetti..io non ce la farei mai!

5. Ultima domanda…conosci l’alternativa legale per continuare a farlo senza dover per forza aprire una partita IVA?Il commercialista ti ha indicato una soluzione alternativa?

No perchè io sono andata li con lo scopo di stare in regola, ma ti dirò che per una attività come la mia lui mi aveva sconsigliato di aprire una partita IVA, proprio per il problemi di cui ti ho parlato.

Scriverò a breve un articolo sull’autocertificazione di artigiano, l’autodichiarazione in cui si attesta che non si guadagna più di 5000 euro all’anno e che dovrebbe permettere di rimanere in regola e non aprire una partita IVA…vediamo cosa ne viene fuori 🙂

6. Hai qualcosa da dire a chi vuole intraprendere il tuo stesso cammino?

Si, che devono credere fortemente in quello che fanno. Se sono veloci nel creare e hanno una buona clientela hanno delle ottime probabilità lavorative in questo campo, se invece amano i “pochi ma buoni ” , amano stupire anche con una sola creazione ma non vogliono salassare gli acquirenti, questa strada non è la più adatta per loro!

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Guardando i suoi WIP possiamo facilmente renderci conto del dilemma che tortura Angenia!!!

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Se vi piacciono le creazioni di Angenia, questo è il suo link! Rifatevi gli occhi ❤

https://www.facebook.com/pages/Angenia-Creations/174434059271046