CONSIGLI: FIMO vs forno…la cottura, PARTE 1

A chi capita di salutare le proprie creazioni……nella speranza di rivederle uscire sane e salve dalla bocca nera del forno?

A me spesso, ma c’è da dire che il mio fornetto è dell’anteguerra. Tuttavia non sono rari i casi in cui il fimo si bruci, per distrazione o per omissione di particolari accortezze, o che la creazione si rovini irreparabilmente durante la cottura. Non ci sono molte istruzioni al riguardo sul panetto…giusto una immaginetta che scrive che il fimo si cuoce dai 110 ai 130 gradi per circa 30 minuti. Ebbene, se per la media dei forni può essere vero, attenzione a infornare creazioni a cui tenete in forni sconosciuti!

1. SCELTA DEL FORNO:

Non fate l’errore di investire su attrezzi e materiale e poi trascurare l’aspetto forno…la resistenza, i colori e la buona riuscita di una creazione dipendono in larga percentuale da una adeguata cottura! Il forno non deve essere assolutamente a microonde, ed è sconsigliabile usare quello di casa, che si usa anche per cucinare. Sebbene se cotto nella maniera giusta il fimo non sia tossico, lo sono i fumi che si liberano quando viene bruciato, inoltre nel forno resta uno strano odore sintetico che non è semplice togliere. Quando comprate un forno nuovo, vi conviene, a parte comprarlo a norma e con i consumi più bassi possibili, scegliere un forno per le vostre esigenze di produzione. Il mio forno è piccolino, si riscalda in fretta, e non lo uso per nient’altro che per la cottura del fimo.

Se proprio volete fare le cose ad arte potreste comprare un termometro da forno, per sapere se la temperatura sale eccessivamente o è insufficiente. Una ragazza nei commenti ( Grazie! ) mi scrive che facendo la prova con un foglio di carta da stampante, questo si scurisce se la temperatura aumenta troppo…non l’ho mai provato, ma ad occhio mi sembra un buon metodo, visto che spesso mi succede se metto il foglio di carta sotto le creazioni!

2. ASPETTARE O NON ASPETTARE?

Se è vero che per esigenze economiche è consigliabile aspettare di avere una bella informata e cuocere tutto insieme, è anche vero che il Fimo crudo dopo un certo tempo rilascia sul supporto su cui si trova parte del gel che tanto faticosamente avete amalgamato. Avete inoltre mai provato a maneggiare nuovamente creazioni lasciate molto tempo a riposare? Risultano meno elastiche, e rischiano anche di danneggiarsi se le maneggiate con troppa foga….rislutano più “secche” per così dire. Ora, per intuizione personale ( non è assolutamente detto che ciò sia vero ), secondo me una creazione fragile o con particolari molto sottili ( tipo una creatura 3D o una dollina con capelli sottili e parti sporgenti etc ) andrebbe cotta immediatamente, magari lasciandola per ultima in una teglia di cose più resistenti e con meno particolari in rilievo ( come possono essere dolline 2D e animaletti kawaii ), poichè a mio parere così facendo, cioè cuocendola con le porzioni ben amalgamate, resiste molto di più alle ingiurie del tempo.

3. ACCORGIMENTI:

Il Forno va sempre pre-riscaldato quando intendete cuocere le vostre creazioni, proprio come fareste per una torta. Il Fimo non andrebbe cotto direttamente su un supporto metallico, che emani molto calore diretto ( come ad esempio una teglia da forno ), poichè la parte a contatto cuoce anche per conduzione e rischia di bruciarsi, annersirsi e addirittura deformarsi. L’ideale è porre le creazioni su una superficie come la ceramica, o strati di carta da forno, anche i normali fogli di carta vanno bene. Alcuni tipi di colori bruciano più facilmente di altri, come il bianco e il trasparente, e vi conviene buttarci un occhio in più durante la cottura! Un trucco può essere coprirlo con un velo di carta da forno, per rendere meno aggressivo il cambio di temperatura.

4. CONOSCERE IL PROPRIO FORNO:

Come già detto, sarete voi a imparare a conoscere il vostro forno, quanto tempo ci impiega a cuocere nella maniera ideale, quanto tempo ci impega a bruciare un particolare colore, qual’è la temperatura ideale nel range indicato. Non so quale tipo di cottura sia consigliabile tra le varie opzioni che può avere un forno ( ventola, sopra-sotto, solo sotto etc ), in quanto il mio fornetto ha solamente una opzione ( cioè quella solo-sotto! ).

Nella parte 2 ci sarà: come evitare deformazioni, cottura di strutture 3D, cottura e ricottura, come raffreddare il fimo e tocco finale!Immagine

Arpia prima della cottura

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Arpia dopo la cottura, scurimento mirato da raffreddamento in forno ( che poi vi dirò la prossima volta…).

NOTA IMPORTANTE: nel mio blog descriverò solo tecniche ed accorgimento di cui ho avuto esperienza diretta. Non troverete quindi tutto ciò che bisogna sapere sull’argomento, ma solo con cosa mi sono scontrata, le soluzioni che ho trovato e le domande che ancora mi pongo! ❤ Questo blog è nato per favorire lo scambio di esperienze…non siate timidi! 🙂

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Vendere su facebook…un link interessante.

Ho trovato questo link interessante ed esauriente mentre mi stavo documentando sulla regolamentazione della vendita su Fb. Poichè non mi piace il copia-incolla, ho chiesto all’autore se poteva concedereci una intervista, così da selezionare gli argomenti che ci interessano ed essere più mirati nelle domande e nelle osservazioni.

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Il link è questo, sembra una persona disponibile che risponde a tutti i commenti…speriamo accetti!

http://www.impresapratica.com/facebook/vendere-su-facebook/

In ogni caso chi sappia qualcosa di diverso rispetto a ciò che vi viene dichiarato può comunque commentare qui sotto…aspetto a scrivere l’articolo, nel caso mi dica di si!

FIMO, un grosso vuoto legislativo. La preziosa esperienza di Carla Guerci, in arte KausiKa

Ebbene, tutto parte da una mancanza di definizione. In fondo anche noi facciamo fatica a definirci…siamo artiste? Siamo artigiane? Siamo hobbiste? La legge italiana non ha una categoria precisa per chi lavora il Fimo e le paste polimeriche, con il risultato che molte leggi non vengono interpretate in maniera univoca, generando una gran confusione anche alle figure professionali, come gli stessi commercialisti.

Ecco la preziosa esperienza di Carla Guerci, in arte Kausika, una delle pioniere del Fimo con esperienza decennale, che ha insegnato a maneggiare le paste polimeriche su e giù per l’Italia quando ancora non esisteva internet. Nella sua lunga carriera lei è stata ( cit.) “ per 12 anni con l’opera di ingegno e creatività, 6 anni con la partita IVA d’artigianato, 4 come libera professionista con la legge de minimis (fino a 15.000,00 euro) e ora che non c’è più sono tornata all’opera di ingegno e creatività “.

Insomma, una che sa di cosa parla! Ma vediamo nel dettaglio cosa ha da insegnarci:

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Raccontaci la tua storia e parlaci delle tue battaglie personali…come hai cominciato a lavorare il Fimo e come sei cresciuta fino ad oggi?

Ho iniziato a modellare prima di camminare. La mia prima ceramica fu la pupù che utilizzai anche per dipingere, con grande disperazione dei miei. Passai poi alla cera delle candele e alla mollica del pane che masticavo e risputavo. La modellazione, la pittura e la scultura sono stati la mia valvola di sfogo, il mio trasgredire i dettami di una famiglia molto rigida, e durante le superiori ebbi la fortuna di abitare in una casa in campagna che aveva nel cortile un vecchio capannone diroccato che potei dedicare a laboratorio e lì cominciare a creare per conto mio. Il fimo allora non esisteva e portavo le creazioni in ceramica a cuocere presso i forni dei figolai, permettendomi di avere sempre qualcosa da donare alle amiche e creare ciò che più mi piaceva. Poi il matrimonio e il lavoro mi tennero a lungo lontana dal creare, ma quando ebbi mio figlio e poi mi separai mi resi conto che il lavoro mi toglieva tempo di vita con mio figlio, per cui mi organizzai per rimettermi a creare e a vendere ciò che creavo. Ciò che mi permise di rendere redditizio il mio hobby fu proprio il fimo. Me ne regalarono un panetto quando ancora in italia non era commercializzato, ma me ne innamorai subito, la cosa che lo rendeva unico era la grande facilità di lavorazione e il fatto che si potesse cuocere in casa. Nel giro di pochi anni abbandonai quasi del tutto la ceramica e le altre tecniche per dedicarmi alla lavorazione delle paste sintetiche inventandomi di sana pianta le tecniche che ora sono conosciute a tutte, ma allora non esisteva neanche Internet.

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 Come sei passata dal creare per conto tuo a farlo divenire una attività commerciale?

All’inizio regalavo le mie creazioni e vendicchiavo qualche oggetto tra amiche, poi decisi di fare una bancarella sul lungomare della mia città e lì cominciai a informarmi sul come poterlo fare senza incorrere in multe. Andai da un commercialista, che però finì quasi per farmi desistere in quanto era rigorosamente ottuso e mi spaventò con le leggi e i cavilli del commercio, dunque mi rivolsi ad altri artisti che esponevano nelle bancarelle e mi informarono sull’esistenza della legge sull’Opera di ingegno e creatività. Tuttavia presso il mio comune l’ufficio dei vigili si rifiutava di darmi i permessi, per cui andai direttamente alla guardia di finanza e dopo molto insistenza ottenni da loro le leggi corrette che regolamentavano questo tipo di attività.. che è importante precisare : “Non è un attività artigianale” ma artistica.

 Quindi la tua è stata una ricerca della legalità fin dall’inizio! Fino ad ora abbiamo parlato dell’apertura della partita iva e di un negozio di e-commerce. Sai dirci qualcosa sui permessi e le autorizzazioni della dichiarazione di “ Opera di ingegno e creatività”?

Chi modella in casa nel tempo libero non può essere classificato come artigiano in quanto la figura di artigiano è regolamentata da tutta una serie di regole la cui principale è che il laboratorio non può essere nella sede di domicilio, e deve essere un laboratorio a norma. Può vendere liberamente le proprie creazioni a patto che siano “opera di ingegno e creatività” fino a un limite di € 5000,00 l’anno e dovrebbe rilasciare delle ricevute non fiscali ( non è obbligatorio, se non altro serve per poter dimostrare di non superare la cifra non tassabile ). Questo tipo di reddito non va cumulato con il reddito da lavoro dipendente e non va dichiarato. Se si lavora presso terzi, cioè si espone presso un negozio si deve fare una ricevuta in doppia copia (una per l’esercente) di merce in esposizione in “conto vendita” e adesso si viene poi pagati sul venduto con le ricevute della posta che sono già tassate all’origine. Stesse ricevute vanno utilizzate quando si lavora presso terzi (ditte, negozi e associazioni) per lo svolgimento di corsi, il tutto è regolamentato dalla legge sulla prestazione d’opera occasionale.

Molti sono tentati di iscriversi all’artigianato perchè quando si lavora con i permessi e le autorizzazioni che seguono la legislazione dell’Opera di ingegno e creatività si è limitati nel numero di giorni in cui è possibile esporre in mostre, fiere e mercatini. Sappiate che per l’artigiano i giorni di esposizione all’esterno del laboratorio sono esattamente gli stessi e non può avere un negozio distaccato dal laboratorio.

Se si vuole procedere per questa strada può farlo senza paura seguendo due regole molto semplici:

  1. Dotatevi,anche se non è più obbligatoria, di un autorizzazione comunale alla produzione e vendita di opera di ingegno e creatività.Si deve fare prima compilare un atto notorio, una autocertificazione dove si indica come e cosa si produce in base alla legge di opera di ingegno e creatività in bollo da 14,65, e successivamente fare domanda al comune per chiedere l’autorizzazione. ( E’ sufficiente anche la sola autocertificazione, perchè in molti comuni i vigili si rifiutano di fare gli accertamenti per l’autorizzazione, che comunque non è obbligatoria, si fa una volta sola e vale per sempre e su tutto il territorio nazionale, compresi navi e aerei ).
  1. Prendete la buona abitudine di rilasciare una ricevuta non fiscale del venduto

Il limite legislativo di esposizione nei mercatini è fissato in 52 giorni all’anno, in alcune regioni esistono regolamenti che riducono o aumentano i giorni consentiti. Il fatto è poi che nessuno controlla veramente che ciò avvenga, in quanto la gestione dei mercatini viene affidata ad associazioni che gestiscono autonomamente i permessi espositivi senza indicare neanche chi espone.

Nella precedente intervista abbiamo riportato l’esperienza di una creativa che ha aperto un e-commerce su Aruba, ma ci sono state delle obiezioni su alcuni aspetti della classificazione del creativo all’interno della categoria di “ lavoratore occasionale”. Sapresti spiegarci qualcosa di più su questo argomento?

Potete vendere liberamente sui principali siti di e-commerce diffusi in rete in quanto sono i titolari degli stessi siti che vi mettono in regola con le leggi sul commercio, sono loro a vendere a pagare le tasse sull’eventuale percentuale che voi gli pagate. Non potete invece aprire un vostro sito personale di e-commerce al di fuori dei siti autorizzati se non avete la partita iva e per avere questo tipo di sito non è sufficiente neanche la partita va come libero professionista, ma occorre la partita iva come commerciante. La vendita delle creazioni è catalogata come “tentata vendita” e si può fare ma secondo alcune regole e in particolare deve essere saltuaria: un sito di e-commerce personale è invece sempre aperto. Inoltre la merce non può avere il prezzo esposto (i siti di e-commerce autorizzati vi permettono di esporre il prezzo perchè hanno loro l’autorizzazione al commercio).

In ogni caso non dovete aprire una partita IVA soltanto se rimanete sotto i 5000 euro all’anno.

E se qualcuno invece volesse aprire una partita IVA?

Se il reddito prodotto dall’attività hobbistica fosse buono e superasse il limite dei 5000 euro annui si può pensare di aprire una partita iva, ma io sconsiglio caldamente quella di artigiano, che è regolamentata con il concetto di industria: si è sottoposti agli “studi di settore” che impongono redditi alti che chi crea non può neanche sperare di raggiungere… ma a loro non importa, tu devi produrre per forza 30.000,00 euro l’anno (adesso anche solo 15.000,00) e anche se non li fatturi paghi lo stesso per quell’ammontare di tasse.

La cosa importantissima da sapere per chi viene tentato dall’attività artigiana è che nelle categorie previste dagli studi di settore assolutamente non esiste il fimo e le attività correlate alla modellazione che non sia la ceramica intesa come terra; per cui si ci ritrova catalogati come “produttori di piccoli oggetti in materiale plastico” e per grande ignominia e cecità burocratica italiana queste tabelle stabilite nel 1938 intendono con la dicitura che sei un produttore di preservativi e tettarelle. Di conseguenza verrà applicata tutta la legislazione legata all’industria di questo genere, che ti costringe poi a doverti autodichiarare al di fuori degli studi di settore, motivo per cui ogni anno sei sottoposto ai controlli fiscali.

Per chi proprio vuole mettersi in regola con partita IVA consiglio quindi caldamente di aprirla come creativo, artista, cioè libero professionista e adesso la legislazione consente a chi ha meno di 35 anni di aprirla in forma agevolata senza il pagamento dell’IVA nè del 4% sulle fatture. Le spese di gestione dal punto di vista fiscale sono davvero convenienti (fortunato chi è giovane…) ma tenete comunque conto che ci saranno da pagare ogni tre mesi i costi dell’INPS a meno che non abbiate un altro lavoro e possiate fare la dichiarazione di gestione separata dei contributi. Questa partita iva consente di vendere liberamente sia direttamente le proprie creazioni, non si fa però scontrino fiscale, ma solo ed esclusivamente fattura.

Ho ringraziato più volte questa creativa, che comunicandoci questa sua esperienza ha sicuramente fatto più chiarezza nella confusione che genera questo vuoto legale. Una persona da ammirare, che tra l’altro sta ricominciando ora la sua attività riprendendo a creare dopo un periodi di pausa le sue meravigliose creature!

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Ha inoltre messo a disposizione la sua mail per eventuali domande e chiarimenti:

kausika.info@gmail.com

 Fatene buon uso ( magari evitando una denuncia per Stalking :P)!!!

i suoi siti di riferimento sono:

http://mondobosco.blogspot.it/

http://artesullapelle.blogspot.it/

http://tortecerimonia.blogspot.it/

NOTA IMPORTANTE: Nè io nè chi viene intervistato è avvocato, commercialista, guardia di finanza. Il vero problema del fimo è che non è classificabile legalmente, come avete letto, per cui non tutte le interpretazioni delle leggi relative sono univoche…prima di iniziare qualunque attività informatevi da chi di dovere!!!

Vi consiglio inoltre di fare domande nei commenti e di leggerli…so che può risultare noioso, ma molte informazioni sono nascoste lì e purtroppo non posso aggiornare sempre tutti gli articoli, soprattutto se sono interviste ❤

Daenerys Brooch Birth

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Direi che tutto comincia da qui…

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L’obiettivo era realizzare la Spilla di Daenerys Targaryen, una delle protagoniste della ormai famosa saga fantasy ” Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, ormai meglio conosciuto come ” A game of Thrones”. La spilla doveva essere il più somigliante possibile, ma anche il più resistente possibile, e devo dire che ci sono ancora molte cose da migliorare, ma la strada sembra quella giusta!

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Step 1. siamo sicuri che quella sia la testa di un drago??? ( al lato si può vedere l’originale terminato a cui mi riferisco per le proporzioni 😛 )

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Step 2: si intravede qualcosa…

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Step 3: sdentate!

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Step 4: il supporto in filo di rame spesso è obbligatorio…

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Step 5. Eh si, erano in 3!

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Step 4: aggiungere i dettagli…

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Step 5: E infine la lama!

La lama va modellata a parte e poi schiacciata sul filo di rame in modo da toccare la superficie del tavolo in tutta la sua lunghezza.

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Il resto sono tutti particolari da aggiungere!

NOTE: il Fimo se esposto a lungo al sole o in ogni caso alle alte temperature, come può essere una lunga fiera cosplay con 40 ° all’ombra, può riammorbidirsi. Le parti non si spezzano, ma tendono a staccarsi le une dalle altre, soprattutto se sottoposte a tensione. L’ideale è modellare le superfici di contatto con uno strumento a punta smussa che cancelli la linea di divisione, anche aggiungendo altra pasta tra una testa e l’altra per poi schiacciarla per bene e farla aderire alle varie parti. A tutto questo va aggiunto il fimo liquid tra le parti delicate e sottili, e anche in buona misura tra le teste, corna, etc.

Tra le soluzioni prese in considerazione c’è anche fare un bagno di resina finale, che dovrebbe porre fine al dilemma…anche se risulta costosetto :S ( A proposito…nessuno ha consigli in merito??? )

Step 6: Prima di cuocere la spilla bisogna inserire l’anello, io ho usato sotto consiglio della bravissima cosplayer Elisa Manfrè, un anello di plastica dura che si usa per far scorrere le tende sul rispettivo bastone. Tagliandone uno spicchio minuscolo, si prende la forma sulla porzione della spilla in cui va inserita, poi va tolto e cotto senza ( altrimenti rischia di sciogliersi!). Solo successivamente, avendo già il buco della giusta forma e profondità, l’anello può essere applicato e incollato con della colla resistente ( Colla bicomponente, E6000 etc).

Dopo una prima cottura può essere aggiunta della pasta nel restro in modo da inglobare completamente il fimo di rame ancora visibile, sia tra le teste che dietro la lama, e ricuocere il tutto ( sempre senza anello!!! ). Sulla cottura del fimo ci sarà un posto apposito!

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A spilla terminata si possono cancellare le ditate e le irregolarità della lama con la carta vetrata a grana fine o addirittura con un taglierino per i bozzi informi! Infine una spruzzata di vernice acrilica colo alluminio, una stesura di lucido per il fimo, e la spilla di Daenerys è pronta! ❤

CONSIGLI: la modellazione, parte 3

Ora abbiamo i nostri panetti, i nostri colori, sappiamo cosa possiamo e non possiamo fare e ci apprestiamo a modellare il nostro suggetto!

1. STRUMENTI

Qualunque cosa vi capita sotto mano. Stuzzicadenti, coltellini, il retro di una penna, taglierini con la punta diritta o curva, aghi da tappezziere. Lo strumento che in assoluto preferisco tra tutti quelli che ho collezionato negli anni è un vecchio compasso delle medie dalla punta fissa. Tuttavia se si vuole fare ” il salto di qualità” conviene comprare degli strumenti adatti ad un certo tipo di lavorazione, come il bulino ( un modellatore con la punta a sfera ), che io considero un ottimo investimento soprattutto se si vuole lavorare come se si scolpisse. Le mani fanno la maggior parte del resto!

La macchina per lavorare la pasta non è indispensabile, ma sicuramente ha un ruolo importante: aiuta a condizionare il panetto in maniera omogenea, a mescolare i colori in maniera veloce, a realizzare le sfumature e ad ottenere sfoglie di spessore identico in ogni sua parte, anche molto sottili. Ci sono molte fonti in giro che possono spiegarvi come!

2. ISTRUZIONI PER MODELLARE?

Non ci sono istruzioni per creare il proprio soggetto con la pasta modellabile. Ognuno lo fa in modo diverso. C’è chi dà molto peso alle strutture visibili lavorando in maniera tale che solo ciò che si vede sia lavorato e ciò che rimane nascosto non lo sia, c’è chi ( come me ) realizza strato per strato come se fosse tutto visibile, anche se poi magari va a finire sotto il vestito o sotto i capelli. Questo perchè spesso non so dove mi porta la lavorazione del fimo, magari i capelli li preferisco legati invece che sciolti, la gonna sollevata invece che a nascondere le gambe…perdo molto più tempo, questo sicuramente!!! Chi lavora ” a vista ” ha il vantaggio di essere molto pratico nella realizzazione della propria creazione: mentre io realizzo le gambe e poi sopra il pantalone è una sfoglia indossata come se fosse un vestito, loro realizzano il pantalone in pasta piena e fanno solo i piedi che spuntano in colore diverso. Questo aiuta ad avere una definizione ed una precisione sicuramente maggiore, e soggetti meno grinzosi e molto più puliti, quindi è ottimo per realizzare le dolline. Un pò meno per le figure molto complesse e intrecciate, dove è difficile intuire le proporzioni, per ovvi motivi!

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3. SEMPLICITà O COMPLESSITà?

Anche questo dipende dai vostri gusti personali. Io Invidio quelle persone che riescono a rendere una dollina deliziosa anche se con pochi colori e pochi accorgimenti accuratamente studiati, come fa ad esempio la famosissima Daniela Pupa. Le sue dolline sono semplici, pulite, lineari, e stupende. Ebbene, io sono tutto l’opposto…quando realizzo una figura, non posso che riempirla di particolari. Ma la bellezza sta proprio nel cercare uno stile proprio, che vi faccia essere soddisfatti dell’opera finita! Tuttavia non dimenticate mai la regola del ” sono gioielli e come tali vanno indossati”.

Nel fimo può essere inserito o appoggiato qualunque oggetto che sopporti la temperatura di cottura. Perline di vetro, microperline di vetro, charms in metallo e legno, ceramica, fili di ferro o rame, pietre preziose, biglie, frammenti di vetro e specchi, stoffa, fili di lana e canapa. L’unico limite è la vostra fantasia ( e il vostro buonsenso )! Ricordate però di mettere una goccia di fimoliquid a garantire l’unione delle parti, che rischiano di staccarsi una volta che l’oggetto è cotto.

Anche eventuali gancini e supporti si possono aggiungere in fase di modellazione, sempre con l’accortezza di unirli con il fimo liquid ( magari solo prima di cuocerlo e non durante la lavorazione, altrimenti fate un pastrocchio!!!)

4. COLORI

Il fimo può essere colorato anche successivamente alla cottura, e riguardo a questo ci sarà probabilmente una o più interviste di creative che realizzano le loro opere in colore neutro e solo dopo lo dipingono con acrilici o altro. Quello che posso dire della mia esperienza è che preferisco usare i colori ottenuti mescolando i panetti, e solo dopo aggiungere particolari come zone rese metalliche dalle polveri perlescenti e metallizzate ( ne esistono di vari colori e tutte vanno utilizzate indossando una mascherina, perchè inalate risultano tossiche!). Il fimo va dipinto dopo la cottura, e nulla vieta di provare delle combinazioni interessanti tra pre e post!

ATTENZIONE! Quando ricoprite una superficie con una polvere metallica/ iridescente vi risulterà molto più difficile fare aderire ulteriori parti in fimo sopra di essa! Utilizzatele sono alla fine se possibile, con un pennello fine e solo sulle parti che vi interessano, magari proteggendo il resto con della pellicola trasparente!

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L’arcangelo, una delle ultime creazioni, è un sunto di quello che ho detto: il corpo è in prosulpt, e così anche le ali, che sono colorate tramite le polveri iridescenti. Il vestito è una sfoglia di fimo trasparente indossato sul corpo che al di sotto è completamente modellato. Il fimo di rame fa da sostegno e decorazione, mentre la base è in legno bianco.

Come mettersi in regola senza aprire la partita IVA: la preziosa esperienza di Anuah Bijoux

L’idea del blog sta funzionando…le informazioni arrivano da sè! Dopo aver letto l’esperienza con l’apertura della partita IVA di Angenia Creation, la creativa Giada Pacifici ( in arte Anuah Bijoux ), ha scelto di condividere la sua esperienza che si basa sulla stessa convinzione: che sia necessario mettersi in regola se non si vuole lasciare la lavorazione del FIMO solo un hobby.

( IMPRTANTE: L’intervista seguente a questa tratterà dell’esperienza di una creativa con tantissima esperienza sulle spalle, che ne ha passate di tutti i colori per rimanere sempre in regola. Questo perchè appena pubblicato questo articolo ha causato un’ obiezione da parte di una ragazza a cui dei commercialisti avevano detto che non poteva aprire un e-commerce con le stesse caratteristiche in modo legale. Ascolteremo quindi i problemi sulla legislazione che riguarda settori non classificati come quello della lavorazione del fimo, e su come non ci siano purtroppo opinioni univoche sull’argomento. In ogni caso questa è l’esperienza di Anuah, frutto delle sue ricerche e dei suoi accertamenti legislativi, ma ciò non vuole dire che a vostra volta non dobbiate compiere i vostri!)

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Ed ecco la sua esperienza:

1. Parla un poco di te, qual’è il tuo lavoro, il tuo target, la tua storia!

Salve a tutti! Io ero partita principalmente nel realizzare bigiotteria, quindi orecchini, bracciali collane e via dicendo. Ho scoperto solo dopo il fimo ed ho pensato così di introdurlo nelle mie creazioni, devo ancora far pratica ma sono riuscita a realizzare già molte cose. Io faccio un pò di tutto, seguendo ovviamente l’ispirazione del momento, come le scatole di legno decorate, cornici decorate, segnaposti. Sto provando a creare delle pochette in feltro e quindi anche qualcosa che ha a che fare con il cucito e via dicendo… tutto ciò che mi piace fare, lo faccio. Il mio scopo attuale è quello di allargare un pò il mio mercato e migliorare un pò le vendite, sperando che in futuro possa diventare un piacevole lavoro. Purtroppo ho 30 anni e faccio fatica a trovare un posto di lavoro…ancora peggio adesso con la crisi che c’è non mi assumerebbero per niente!

2. Quando hai cominciato a pensare di farlo diventare un lavoro a chi ti sei rivolta per avere informazioni?

All’inizio era solamente un passatempo, ma piu’ andavo avanti e piu’ facevo vedere cosa creavo alla mia famiglia, piu’ loro insistevano col dirmi di dedicarmici al 100%, di mettere in vetrina i miei lavori in qualche negozio. Insomma si sa come sono i genitori. Io ho fatto delle ricerche su internet, per capire bene come funziona, poi mi sono rivolta a mio padre…devo precisare che parecchi anni fa io gestivo un game center / negozio di informatica con la mia famiglia e quindi abbiamo sempre avuto a che fare con il commercialista, quindi mio padre ha una certa esperienza con i commercialisti ed è stato lui che mi ha spiegato bene come potevo vendere i miei lavori creandomi un sito ecommerce. In seguito ho avuto la conferma di ciò acquistando un mini libro scritto da una commercialista intitolato ” Fisco Amico”, dove parla appunto su come trasformare il mio hobby in un lavoro vero e proprio. Questo libricino costa solo 15 euro ed è acquistabile qui:  http://www.edizionilumina.it/

Quindi aprendo un sito di e-commerce non sei obbligata ad aprire partita IVA? Puoi spiegarci un pò come funziona?

In quanto hobbysta non sono obbligata ad aprire una partita IVA. Ora ti spiego come funziona. In pratica, la mia attività è classificabile come rientrante nelle cosiddette “prestazioni occasionali” di lavoro autonomo. Si debbono intendere quali prestazioni occasionali i rapporti di durata complessiva non superiore, nell’anno solare, a trenta giorni con lo stesso committente; Il compenso complessivo annuo che il prestatore percepisce dallo stesso committente non deve superare i 5.000 Euro. Sul piano fiscale le normative citate affermano che il lavoratore occasionale presta la propria attività dietro pagamento di un corrispettivo assoggettato a ritenuta d’acconto del 20%. [ che è come la partita iva per i negozianti, però , come ho citato quì sopra, se non si supera i 5000 euro annui, non si è obbligati ad aprire la partita iva, anche perchè si vendono oggetti/creazioni di proprio ingenio e non vendo materiale per creazioni, non fornisco negozi ed altro ]. Quindi io mi ritengo un lavoratore autonomo occasionale e durante l’anno, renderò conto nella mia dichiarazione dei redditi, versando quota di IRPEF dovuta e di cui io ho già incassato l’acconto del 20%.

In sunto quindi un hobbista può vendere le proprie creazioni con un aumento del 20% che poi verrà versato nella dichiarazione dei redditi a fine anno? Senza pagare ulteriori tasse connesse all’apertura della partita IVA?

In pratica si, come un negoziante fa con la sua partita iva. Io rilascio anche una ricevuta, una fattura al cliente. Da quando mio padre mi ha regalato il dominio, ed ho creato il mio sito 4 anni fa, ho ricevuto li sopra i miei primi ordini ed ho tutto regolarizzato grazie ad esso.

Qualche consiglio da dare a chi vuole intraprendere questa strada? un sito ecommerce in particolare, qualche esperienza tua o di altre creative che conosci?

Ma, sinceramente di consigli ce ne potrebbero essere tanti, ma tutto dipende da cosa una ragazza vuole fare, che strada prendere…se è solo un hobbista che partecipa ai mercatini è un conto, se invece vuole fare come me e aprire un sito ecommerce, allora l’obiettivo è spendere qualche soldino investendolo su un dominio dove poter aprire un negozio online, chiedere piu’ informazioni possibili e di farsi aiutare da chi ne capisce di più, un pò come ha fatto mio padre con me. Da li è tutto in discesa, quando si hanno le carte in regola.

Come dominio io consiglierei di prendere quello su aruba, io ho acquistato un pacchetto pronto di ecommerce ed ho dovuto occuparmi solo di sistemare la grafica ed alcuni dati.

Per quanto riguarda le mie esperienze di creativa io devo ancora fare tanta strada ma spero di riuscire ad arrivare ai livelli di alcune ragazze per me fantastiche come Angenia con le sue dolline, come la fabbrica dei sogni bravissima con la grafica, poi come Neraneve originale come sempre , la lista è troppo lunga perchè tutte secondo me sono bravissime, e come ho detto prima, spero di riuscire ad arrivare a quel traguardo come loro basta crederci ^ _^

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Non ci resta che ringraziare Anuah Bijoux e farle un enorme in bocca al lupo per il suo futuro creativo!!!! Grazie infinite!

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Se vi piacciono le creazioni di Anuah Bijoux questi sono i link alle sue pagine:

sito internet: www.fantasiedifimo.it

blog: http://anuahbijoux.blogspot.it/

Pagina FB: http://www.facebook.com/AnuahBijoux

NOTA IMPORTANTE: questo tipo di scelta per fondare la propria attività si basa sul considerare l’artista handmade del fimo & Co come lavoratore occasionale, come sapientemente spiegato dalla pagina del sito e-commerce di Anuah:

http://www.fantasiedifimo.it/epages/7865.sf/it_IT/?ObjectPath=%2FShops%2F7865%2FCategories%2FTermsAndConditions

Nè io nè chi viene intervistato è avvocato, commercialista, guardia di finanza. Il vero problema del fimo è che non è classificabile legalmente, come scriveremo in seguito nella prossima intervista, per cui non tutte le interpretazioni delle leggi relative sono univoche…prima di iniziare qualunque attività informatevi da chi di dovere!!!

Volete aprire una partita IVA come creativa? Ecco la preziosa esperienza di Angenia Creation-Graphic

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Angenia creation, dopo un percorso di crescita di qualche anno in cui ha fatto progressi da gigante, progressi che l’hanno premiata come persona e come creativa con l’amore dei suoi numerosi fan, ha fatto il grande passo e ha aperto una partita IVA per rendere il FIMO il suo lavoro primario. Sentiamo quindi direttamente da lei perchè ha preso questa decisione e cosa può dire di questa esperienza.

1. Quando e come hai capito che era il caso di prendere il toro per le corna e farlo diventare un lavoro?

Ho capito che poteva , anzi…doveva diventare un lavoro quando mi sono resa conto che qualsiasi cosa facessi in testa avevo solo le mie creazioni. Nasco come grafica ma mentre creavo dei loghi pensavo a nuove creazioni, ero in macchina e disegnavo nuove creazioni, studiavo e pensavo al materiale da comprare…insomma ogni piccolo attimo di tempo volevo dedicarlo ai bijoux e alle statuine. Farlo diventare un lavoro era l’unica soluzione!

Ovviamente a darmi una spinta sono state anche tutte le mie clienti, avendo poco tempo da dedicare al fimo non potevo accontentarle tutte e vedere la domanda che superava l’offerta, mi ha convinta definitivamente.

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2. Quando hai deciso di farlo, come hai trovato le informazioni? Il commercialista è sufficiente per avere tutto ciò che ti serve o hai dovuto informarti di persona?

Quando ho deciso di farlo diventare un lavoro mi sono rivolta a un commercialista, non serve a niente cercare su internet o chiedere agli amici , se lo dobbiamo fare facciamolo bene e andiamo di chi di dovere mi ha informato su tutto e mi ha proposto la soluzione più idonea alle mie esigenze. Alla fine diventi in tutto e per tutto una imprenditrice e stà a loro occuparsi di tutto,  anche del logo, marchio, nome , dirti quanto devi mettere da parte ogni mese, quanto devi guadagnare e i range di guadagno in cui rimanere !

 ( Quindi attenzione! Il commercialista sa tutto quello che vi serve, e se non lo sa ha tutti i mezzi per informarsi, senza rischiare di avere false informazioni come quelle ricavate da internet. Se avete dubbi rivolgetevi a lui! )

3. Quando hai cominciato a farlo come mestiere è cambiato qualcosa nel tuo modo di creare? So che è passato poco tempo per renersene conto, ma pensi possa avere un influsso negativo in futuro?

Io mi sono data 6 mesi di prova, premetto che ho 20 anni e non ho un patrimonio alle spalle, tutto quello che spendo per quest’attività viene dalle mie tasche. Detto questo…all’inizio è fantastico…ora non molto, la situazione è stressante, io sono molto lenta nel creare e questo è un grosso problema per questo lavoro. Non sono abituata a fare 200 pezzi piccoli e semplici, su una creazione io son capace di starci anche 7 ore e questo mi stà facendo trovare in difficoltà, sono molto più stressata di prima e in questi mesi la situazione è peggiorata. Vedo il 60% del mio guadagno che se ne và per tasse e altre spese e la cosa demoralizza.

Il discorso è diverso per chi invece riesce a fare molti pezzi in un giorno, li l’attività và benissimo.

4. Quindi conviene per chi intende farlo come lavoro ma ha all’origine la possibilità e la voglia di adattare la propria arte alle esigenze economiche, o che intenda alzare molto i suoi prezzi…

Si esatto! Serve velocità, organizzazione e uno spirito imprenditoriale. A me hanno detto ” non sei veloce? ok allora alza i prezzi! “, ma per me è un NO secco. Non voglio mettere in difficoltà chi acquista , visto che devo mettere in conto spese di spedizione e eventuali tasse sul pagamento. In effetti alcuni marchi di bijoux con partita iva hanno prezzi assurdi rispetto a quelli a cui siamo abituati. Altri invece riescono a mantenere prezzi bassi e io li ammiro, ma partecipano sempre a mercatini e fiere riempiendo interi banchetti..io non ce la farei mai!

5. Ultima domanda…conosci l’alternativa legale per continuare a farlo senza dover per forza aprire una partita IVA?Il commercialista ti ha indicato una soluzione alternativa?

No perchè io sono andata li con lo scopo di stare in regola, ma ti dirò che per una attività come la mia lui mi aveva sconsigliato di aprire una partita IVA, proprio per il problemi di cui ti ho parlato.

Scriverò a breve un articolo sull’autocertificazione di artigiano, l’autodichiarazione in cui si attesta che non si guadagna più di 5000 euro all’anno e che dovrebbe permettere di rimanere in regola e non aprire una partita IVA…vediamo cosa ne viene fuori 🙂

6. Hai qualcosa da dire a chi vuole intraprendere il tuo stesso cammino?

Si, che devono credere fortemente in quello che fanno. Se sono veloci nel creare e hanno una buona clientela hanno delle ottime probabilità lavorative in questo campo, se invece amano i “pochi ma buoni ” , amano stupire anche con una sola creazione ma non vogliono salassare gli acquirenti, questa strada non è la più adatta per loro!

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Guardando i suoi WIP possiamo facilmente renderci conto del dilemma che tortura Angenia!!!

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Se vi piacciono le creazioni di Angenia, questo è il suo link! Rifatevi gli occhi ❤

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