Angelo di Gerusalemme WIP

In attesa di riuscire ad organizzare le nuove interviste vediamo di mettere a frutto ciò che ho imparato….

PROGETTO: Angelo di Gerusalemme in altorilievo, altezza massima mezzo centimetro, da applicare ad una mappa 3D per un gioco da tavolo, Medioevo Universalis ( http://www.medioevouniversalis.org/ ). Il disegno venne realizzato tempo fa da me, mentre la colorazione digitale fu opera della bravissima artista oltre che cosplayer professionista, Elisa Manfrè ( http://elisa-erian.deviantart.com/ ).

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Prima cosa assolutamente necessaria…organizzazione!

1. MATERIALI: ho deciso di fare le ali in supersculpey ( perchè lo uso meno ed è molto morbido ), il corpo in prosculpt ( perchè lo trovo molto più adatto per scolpire ), i capelli e le vesti con le sfoglie di fimo.

2. MODELLAZIONE: si parte dalla base verso l’esterno…prima le ali, poi il corpo e i capelli, poi i vestiti. Ho realizzato una stampa a grandezza richiesta del soggetto così da mantenere le proporzioni, ogni fase sarà cotta in forno su carta da forno prima di passare alla successiva…speriamo bene!

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Prossimamente…i misteri della sostanza più imprevedibile e affascinante del mondo dell’handmade…la Resina!

Ultimamente i preparativi per l’Up mi stanno tenendo un pò lontana dal blog…anche perchè purtroppo l’intervista che avevo in programma è saltata a causa di problemi tecnici con internet!

In attesa di risolvere il tutto, ad Up terminato, mi dedicherò ad un argomento spinoso in compagnia del bravissimo Wonderland Fimo ( https://www.facebook.com/pages/Wonderland-Fimo/136649149740422?ref=ts&fref=ts ), che oltre a raccontarci del suo personale percorso di creativo, ci illustrarà gli svariati modi in cui può essere usata la resina…io personalmente non vedo l’ora!

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Fabio Asselti, in arte Wonderland Fimo, è uno dei creativi che usa più frequentemente questo mezzo per le proprie creazioni, trovando anche delle soluzioni molto originali…dalle piscine fragolose alle più classiche boccette, tutto in rigoroso stile kawaii:

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Alla prossima, spero prestissimo!!!

La figlia del Brigante

L’arte di inventarsi la propria arte: l’esperienza di Martina de Pellegrin, in arte…Martinarte

Questa intervista ha una doppio scopo: da un lato fa parte della serie di “ istruzioni per il post-processing” di una creazione in fimo, cioè una panoramica di cosa si può fare sulla vostra creazione già cotta.

In parte dovrebbe essere uno stimolo a inventarsi la propria arte, a non limitarsi ai prodotti che compriamo già pronti ( che magari essendo di marca costano anche molto di più ) ma a sperimentare nuove tecniche e materiali dove, per impossibilità tecnica o economica, non abbiamo questi prodotti a disposizione.

E’ quello che abitualmente fa Martina, che da suo nonno imbianchino ha scoperto le potenzialità della colla vinilica…vediamo cosa ha da raccontare!

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Raccontaci la tua storia e parlaci delle tue battaglie personali…come hai cominciato a lavorare le paste polimeriche e come sei cresciuta fino ad oggi?

Ho sempre lavorato con le mani fin dalla tenera età….mia madre mi raccontava che al termine dell’anno portavo a casa dall’asilo plichi e plichi di disegni fatti con le tecniche più disparate. Ti posso dire quindi che ho questa cosa nel sangue da sempre. Sono nata con l’esigenza di esprimermi attraverso l’arte figurativa, poiché non sono mai stata una grande oratrice che imbambola le persone che la circondano. Sono una persona allegra e di compagnia ma sono anche molto timida e riservata…ecco perchè tendo a scegliere la pittura o il mondo della cratività come forma di espressione, perchè posso realizzarle da sola.

Quale tecniche hai favorito quindi nel corso della tua “vita artistica”?

Ho sempre spaziato per quanto riguarda le tecniche artistiche, anche perchè non avendo mai avuto a disposizione denaro sufficiente per comperare materiali appositi, mi son dovuta ingegnare. Spesso mi son trovata a disegnare dipingere o creare con cose assurde. Tengo sempre in moto il cervello e cerco di ottenere il risultato che voglio magari attraverso cose differenti.

Il fimo l’ho scoperto per caso, come quasi tutte le persone, girando in internet o vedendo in giro oggetti realizzati con questo materiale. Ricordo che la mia prima confezione di fimo la comprai una domenica pomeriggio sotto forma di kit per costruire collane già pronti. Visto il costo pensai di prendere qualcosa che mi permettesse di ottenere almeno un prodotto finito…..solo che ovviamente, per mia natura non ho creato la collana bensì ho utilizzato la pasta per tutt’altro.

Ho iniziato a informarmi e ovviamente col tempo impari a capire le diverse possibilità di applicazione del materiale. Dopo una costante lavorazione cominci a trovare la tua strada.

Per quanto riguarda il mio stile….io mi baso assolutissimamente sull’illustrazione per l’infanzia, mio immensissimo amore. Adoro le ambientazioni in quello stile, come nei libri di Beatrix Potter. Quando ero bambina mi perdevo nelle immagini di campagna dei libri di fiabe.

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Come ti è capitato di trovare la giusta combinazione che ti permettesse di dipingere il fimo invece di comprare i panetti di colori già pronti?

Inizialmente compravo un sacco di panetti di fimo colorati, come tutti. Poi leggendo, sperimentando, documentandomi e usando l’istinto sono arrivata a uno stile mio, ed ora sinceramente utilizzo il fimo di un qualsiasi colore e tendo a dipingerlo successivamente.

Essendo una persona istintiva non faccio progetti su carta (cosa sbagliata), scolpisco come mi sento e le mie opere cambiano forma mano mano che vado avanti…utilizzo il fimo come base principale poi gli effetti maggiori li ottengo con la pittura. Terminato l’oggetto lo copro con una mano di acrilico bianco per uniformare il tutto e poi procedo con la pittura, come se dipingessi un quadro.

Per mia esperienza personale il fimo se passo uno strato sottile all’inizio ha un effetto quasi impermeabile… non hai problemi a far asciugare l’acrilico sul fimo cotto?

Assolutamente no. L‘acrilico è un colore che si adatta su quasi tutte le superfici…basta dosare la consistenza e si fanno più strati, stando a ttenti a non coprire troppo i particolari, altrimenti la lavorazione che hai fatto prima con la modellazione tende a venire meno.

Inoltre io non utilizzo colori costosi…la base la faccio in acrilico, ma il resto lo dipingo con semplici aquarelli o tempere. Poi invece di usare la vernice utilizzo uno strato di colla vinilica, oppure alterno la colla vinilica alla vernice ….una piccola spruzzatina per fermare i colori e poi via di colla sottile e passata col pannello. Avendo una formazione da storica dell’arte ho potuto studiare le fasi della pittura degli artisti del rinascimento, che utilizzavano in prevalenza le tempere e ho applicato il sistema della stesura a strati anche qui…ovviamente in un modo tutto mio!

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Per quanto riguarda il gradi di diluizione della colla…..dipende da cosa vuoi fare. Troppo diluita non puoi ad esempio usarla sugli aquarelli…perchè li scioglierebbe. In quel caso puoi usarla pura come è nel barattolo ma assicurandoti di fare uno strato veramente uniforme e sottile.

La cosa meravigliosa è che una volta asciutta puoi dipingerci sopra e poi ripassare la colla…e farlo quante volte vuoi!

Poi ovvio ci sono i trucchi per velocizzare…io uso la pistola termica per asciugarla, ma bisogna saperla usare bene perchè se si usa in modo errato la colla si gonfia e soffrigge.

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Com’è l’aspetto della colla vinilica una volta cotta?

Devi sempre dosarla, mai mai metterne troppa. Io la uso sotto il materiale come una specie di aggregante e dunque non si vede.

Pensa che mio nonno era imbianchino e usava la Vinavil diluita nel colore quando doveva fare trattamenti post muffa sulle pareti…è un isolante favoloso, ed essendo un vinile crea una plastica protettiva. Ecco perchè la uso in tutte le mie opere!

C’è una tua creazione in particolare che ti va di commentare?

devo scegliere una mia opera?….domanda difficile perchè le amo e le odio tutte, e ognuna ha una lstoria a se…..mi è capitato spesso di avere delusioni dopo aver accettato una commissione, gente che sparisce o addirittura rifiuta il lavoro. Preferisco regalarle, piuttosto. Per questo quasi tutte hanno qualcosa di speciale, poiché creo pensando di rendere felice una persona in particolare.

Purtroppo io devo calcolare il costo e le ore di lavoro e la gente non ha più la cultura del fatto a mano…pretendono una cosa bella a un prezzo da negozio cinese.

Questo è in assoluto il mio primo diorama, non lo venderei mai, nonostante ciò che realizzo ora anche a livello di personaggi sia molto migliorato, tipo il re ranocchio o il leprotto marzolino.

Ma questa è proprio la mia prima sperimentazione, fatta con materiali di fortuna, tutti differenti.

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Qualcosa di Martina l’abbiamo già visto con qualche immagine durante l’intervista, e io non posso non ammirare un’artista così piena di inventiva e di sogni. La sua vita artistica le ha dato molte delusioni, e spero che qualcuno impari a riconoscere il suo talento e la valorizzi come merita!

Se volete contattarla o anche solo ammirare i suoi lavori ( soprattutto di pittura e disegno, che non ho pubblicato visto che non erano in tema ), queste sono le sua pagine:

http://martinarte80.blogspot.it/

https://www.facebook.com/pages/Martinarte/401637099894750

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Rifatevi gli occhi! ❤

Alla prossima,

La Figlia del Brigante

Certificato di adozione…regole per mantenere al meglio la tua creazione

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Era da tempo che volevo farlo, e mi sono decisa. Queste semplici regole servono a chi adotta le vostre creazioni per comprendere i limiti del fimo, le cose da evitare, e anche per considerare la vostra creazione per ciò che è: qualcosa di artigianale e unico, che come tale ha i suoi limiti.

Vi consiglio di farlo a vostra volta, è sinonimo di serietà e di amore verso le vostre creature, e magari potrà garantire una sopravvivenza maggiore a questi oggettini troppo spesso considerati come bigiotteria di serie B…e anche a essere presi un pò più sul serio!

La potenzialità nascosta delle paste polimeriche: l’esperienza di un grande artista, Fabio Finucci

Quante volte vi siete sentire dire da colleghe che lavorano le paste polmeriche “ vabbè, le idee quelle sono!” ,“ …e allora che dovrebbe fare la Disney ( Pixar, Mulino Bianco etc), denunciarci tutte?”, e ancora “ ma poi il fimo quello è!”, come se lavorare le paste polmeriche vi “ condannasse “ ad avere le mani legate sia a livello di idee, sia ad un certo tipo di livello artistico. Ovviamente ognuno può fare le scelte che desidera…però ho voluto dimostrarvi che non è così.

Ho scelto di intervistare quello che ritengo un vero genio della modellazione delle paste polimeriche, Fabio Finucci. Non me ne vogliano le artiste spettacolari che realizzano per lo più fate OOAK, ma la mia è stata anche una piccola provocazione per chi comincia il suo cammino…per far capire che modellare le paste polimeriche a livello superiore non vuol dire fare solo fate!

Fabio Finucci è cresciuto lontano da internet e dal mondo delle paste polimeriche così come oggi le conosciamo, e la sua insegnante è sempre stata la realtà. Vediamo cosa ha da raccontare!

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Raccontaci la tua storia e parlaci delle tue battaglie personali…come hai cominciato a lavorare le paste polimeriche e come sei cresciuto fino ad oggi?

Ho iniziato col das, avevo 16-18 anni, non ricordo, è passato molto tempo..non sapevo nemmeno che bisognava bagnarlo e stavo quasi per rinunciarci, poi ho visto che qualcosa si vedeva e ho continuato. Piano piano mi sono perfezionato e una volta ho trovato il coraggio di presentarmi alle ditte di produzione, dalle mie parti ce ne sono molte che lavorano l’argento, articoli da regalo e religiosi. Ho collaborato per diversi anni con alcune aziende, io facevo il modello in plastilina, loro lo producevano e vendeva in tutto il mondo. Un mio golfista l’hanno venduto persino in Venezuela e una volta che ero capitato a Milano mi sono visto il pescatore che avevo fatto proprio in una vetrina di una gioielleria in centro…mi è preso un accidenti quando l’ho visto!

Quindi la tua carriera l’hai sviluppata soprattutto in questo ambito?

Sono anche stato per un anno su sky tv in un programma condotto da un noto critico d’arte che era venuto a casa mia. Tuttavia il mondo delle gallerie d’arte non mi interessa, ci sono troppi interessi a spese dell’artista. Tutt’ora ricevo inviti da parte di gallerie d’arte, di critici e associazioni ma ormai non rispondo più…le mie sculture si adattano più ai negozi che non alle gallerie.

Ho notato che la maggior parte dei tuoi soggetti sono presi dalla vita reale, e in parte da riproduzioni storiche. Sono soggetti miniziosi, riprodotti per in modo da renderli più vivi…hai sperimentato molto prima di giungere ad utilizzare le paste polimeriche per queste opere?

Considera che quando ho iniziato le paste polimeriche non so se esistevano , quindi io adoperavo i materiali reperibili, come il das all’inizio, un pò la creta, plastilina, stucco bicomponente. Però ho sempre cercato qualcosa che si modellasse bene come la plastilina ma al tempo stesso che si indurisse e con il supersculpey ho trovato questo binomio.

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Nella tua carriera hai mai dovuto rinunciare ad una idea perchè il matereiale che stavi usando la rendeva irrealizzabile?

No, più che altro ho dovuto rinunciare a lavori grossi per mancanza di spazio e anche per il tipo di lavorazione, ad esempio per grossi soggetti non basta il fil di ferro, ci vorrebbe del metallo che poi bisogna saldare ecc…insomma lavori da laboratorio.

Lo scopo di questa intervista è soprattutto quella di spronare le persone a sperimentarae con questi materiali, per raggiungere livelli sempre più alti, e le tue opere ne sono una prova. Leggevo che eri autodidatta…hai qualche consiglio da dare a chi non frequenta corsi, per arrivare a migliorarsi nell’uso di questi materiali?

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Io ho sempre cercato di andare a “bottega” come si faceva una volta ma non ho mai trovato nessuno che mi insegnasse, ho dovuto fare tutto da solo, ma non tanto per la parte artistica, soprattutto per quella tecnica. Come ti dicevo io ho lavorato per le aziende e fare lavori di produzione occorre tenere conto di diversi fattori, sottosquadri e sapere come funziona lo stampaggio per sapere in anticipo come lavorare il soggetto, altrimenti puoi farlo bello quanto vuoi ma se non è realizzabile a loro non serve. Per quelle senza limiti lavorativi idem, ho dovuto imparare da solo. Quello che conta è l’osservazione, io osservo di continuo, parlo con una persona e osservo le gesta, l’espressione,il panneggio, così se guardo una foto ecc.

Il modellato non è capacità manuale, ma avere in testa cosa fare. Se tu sai dove aggiungere o togliere materiale bene,altrimenti……non sai dove metterti le mani.

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Cosa ne pensi delle ragazze/ i che lavorano le paste polimeriche che vedi su internet?

Le ragazze vedo che hanno una grandissima creatività. Io posso insegnare a fare il figurativo, ma per le altre cose sono molto più fantasiose e creative di me!

Posso dirti che l’arte non è solo riprodurre, ma vedere la vita in modo più sensibile e profondo, io per esempio, cercando come dicevo sopra le espressioni, la gestualità, la dinamica del movimento, ti accorgi della bellezza della vita, anche il suono della voce che non c’entra con la scultura, ma vedi tutto con un’ottica diversa, più sensibile e ti accorgi di amare di più la vita.

Ascolti una persona che parla ad esempio, senti la timbrica, il respiro tra una frase e l’altra,in pratica ascolti una melodia una canzone, è fantastico…i limiti non sono manuali,come dicevo prima tutto sta nella testa. Le mani obbediscono alla testa.

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Ringraziamo Fabio per essere stato così disponibile…se vi siete innamorati delle sue opere la sua gallery principale si trova a questo indirizzo:

http://sculpture-finucci.blogspot.it/

Alla prossima!

CONSIGLI: Fimo Vs Forno…la cottura, parte 2

Se avete letto la parte 1 sapete i principi generali della cottura del Fimo: cuocere tra i 110 e i 130 gradi per circa 30 minuti. Abbiamo visto che ogni forno è diverso e che prima di  cuocere qualcosa a cui tenete in un fornetto nuovo vi conviene imparare a conoscerlo facendo delle prove…spesso ne va della ” vita ” della vostra creazione!

1. COSA SUCCEDE AL FIMO QUANDO CUOCE?

Il processo di cottura del fimo si chiama ” vulcanizzazione” ( parlo del Fimo perchè finora ho sperimentato solo quello, ma vale per tutte le paste polimeriche ), in pratica il calore fa polimerizzare le particelle di quel famoso gel plasticizzante ( il polivinile ), rendendolo duro. L’ideale rimane una cottura omogenea, quindi che il forno sia preriscaldato, che la teglia sia posizionata nel ripiano medio e che il forno sia ventilato ( anche se il mio non lo è :P).

Quando cuoce quindi il Fimo ” plasticizza”, ed avvengono alcune cose fondamentali:

Rimane un pò elastico…ma non troppo:

Se volete modificare la vostra creazione in fimo una volta cotta, fate attenzione…infilare dei chiodini o tentare di bucarla con un ago ” facendosi spazio”, senza cioè usare una forma che si avviti girando ( come il trapano ad esempio, che so che viene usato per esempio per allargare i fori delle perline già cotte ), può non essere una buona idea…il fimo può spaccarsi e creparsi attorno al buco, dipendendo dallo spessore e dalle dimensioni dell’oggetto! Cercate dunque se possibile di cuocere le creazioni nella posizione in cui volete che rimangano.

Aumenta impercettibilmente di dimensioni:

Questo la maggior parte delle volte non è un problema………….a meno che non abbiate fatto tanta fatica per creare qualcosa che debba alla fine rimanere in piedi ( come una dollina ). L’aumento di dimensioni impercettibile può deformare la base dei piedi in maniera quasi invisibile…se non per il fatto che poi la dollina non sta più in piedi!

Autoaderisce nelle parti a contatto:

Se due parti sono messe a contatto anche con una pressione leggera da crude ( se il fimo è ben condizionato ), tendono ad aderire anche da cotte! Ciò vuol dire che non dovete versare fiumi di Fimo liquid in ogni dove ( vedi la parte sulla modellazione ), ma solo sulle parti sporgenti o più fragili e sottili.

– Diventa metallizzato se cosparso di polveri iridescenti/ metallizzate ( o opaco se polvere di gessetto ):

Ricordatevi sempre di usarle con una mascherina! Detto questo…abbiamo già detto che se cospargete con un pennello una superficie cruda con queste polveri ( da quel che mi hanno detto vanno bene  anche gli ombretti e la polvere dei gessetti), queste aderiranno al fimo, perdendo la parte in eccesso che tenderà a rimanere sul pennello. Quante più ne mettete tanto più ne rimarrà adesa fino a riuscire a coprirlo completamente, ma dopo un certo limite la polvere in eccesso verrà via, quindi usatela poco alla volta se non volete sprecarla! Ricordate inoltre che se lo fate a creazione fresca ( senza averla lasciata risposare ) la polvere aderirà molto meglio. Una volta cotto l’oggetto l’effetto polvere sarà quasi invisibile, lasciando una superficie dall’effetto metallizzato tendenzialmente omogeneo ( dipende da quanta ne avete messa ), e una volta caduta la parte in eccesso il resto rimarrà adeso senza macchiare.

Tende ad appiattirsi nella parte a contatto con la superficie di cottura

Se la vostra creazione è piatta da un lato, cuocetela appoggiandola sul lato piatto ( ovviamente ). Se però è una scultura 3D cercate in tutti i modi di tenerla in piedi! potete usare un sopporto in carta argentata, carta da forno, una struttura in filo metallico ( meglio se rivestita con carta argentata, perchè se il fimo diventa incandescente può bruciare localmente la creazione ), si possono persino ” impalare” su uno stuzzicadenti o un filo metallico che è a sua volta infilato su una massa di fimo di scarto creata per l’abbisogna. La maggior parte delle mie creazioni ha un supporto metallico o una struttura in filo di rame, e non ho mai avuto troppi problemi.

Rimane flessifile finchè non si raffredda

Se avete terminato la cottura con i dovuti crismi e il fimo vi sembra ancora molle, è normale! Guai a prenderlo nella maniera sbagliata, o ancora peggio con pinze o appiattendo la creazione con un guanto da forno…si deformerà irreparabilmente. Il mio consiglio è prelevare le creazioni prendendole dalla loro base piatta ( tipo mettendovi sotto un foglio di carta o una lama piatta e sottile ), e metterle in un bicchiere di acqua fredda. In questo modo il fimo si raffredda immediatamente, e non è più deformabile. Inoltre le parti trasparenti diventano molto più trasparanti con questo metodo che lasciandole raffreddare da sole ( l’ho letto da qualche parte e a me è successo!).

2. RAFFREDDAMENTO

Nella mia esperienza personale alcuni colori, se lasciati raffreddare nel MIO forno, si scuriscono ( non chidetemi il perchè ). Tuttavia non emettendo il tipico odore del fimo bruciato ( che ricordate sempre pare essere tossico ), devo ammettere che ogni tanto l’ho fatto in maniera mirata, soprattuto se mi piacciono le sfumature di certi tipi di colori ( il trasparente dà delle bellissime venature rosse che sembrano fiamme, il fluorescente sembra marmo con delle piccole inclusioni nebbiose, il prosculpt prende delle bellissime sfumature bronzate ). Tuttavia se per farle dovete bruciare il fimo, evitate. Con i miei consigli non voglio intossicare nessuno!

La maggior parte delle volte faccio scivolare la creazione in un bicchiere di acqua fredda, che lo rende immediatamente duro e resistente. Ho letto che finchè è elastico e flessibile si può modificare e piegare come si desidera ( delicatamente ) e poi tenerlo sotto l’acqua fredda per fissare la posizione, ma non ho mai provato!

3. CUOCERE….E RICUOCERE

Il Fimo può essere cotto più volte ( sempre con le stesse precauzioni ), senza troppi problemi. C’è chi dice che lo rende anche più resistente, ma non saprei. Ci sono particolari che possono essere aggiunti solo su una base solida, o in un secondo momento, e la ricottura diventa essenziale…tuttavia ricordate che il fimo se ricotto torna flessibile quando si riscalda, quindi vale sempre il principio che le parti a contatto con la base si deformano! Non potete cioè fare un lato A, cucere la creazione, creare il lato B e cuocere la creazione poggiandola sul lato A già cotto. Inoltre il Fimo crudo sul fimo già cotto non è autoaderente…questa è uno delle mie ragioni preferite per imprecare sonoramente. Solo sperimentando vi renderete conto di cosa conviene fare tutto a crudo e cosa aggiungere dopo la cottura per una seconda infornata.

4. BRUCIARE IL FIMO

Credo davvero che pochi odori siano così malauguranti, fetidi, sintetici, penetranti, come l’odore del fimo bruciato. Se vi accorgete che la vostra creazione si è bruciata, aprite il forno coprendovi la bocca con un panno e areate bene l’ambiente. Se poi questo succede nel forno di casa, è un disastro…l’odore non andrà via tanto facilmente! Anche se la tentazione è forte aspettate che l’ambiete sia areato per bene prima di avvicinarvi per numerare le perdite. Non so quanto i fumi del fimo bruciato siano nocivi, ma meglio essere prudenti.

Attenzione inoltre a creazioni molto sottili, o create su un cuore di carta argentata ( utile se voltete risparmiare fimo e le creazioni sono molto grandi ). Queste infatti bruceranno più velocemente. Attenti anche ai residui di pasta che possono rimanere sulla piattaforma di cottura ( in genere gocce di fimoliquid ), soprattutto se avete innavvertitamente bruciato la creazione…pulitela sempre subito dopo finito, e rimuovete i residui con una lametta o anche solo con il primo strumento che vi capita a tiro, poi lavatela accuratamente.

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Qui si notano bene le sfumature che prende il prosculpt nelle parti sporgenti perchè comincia a surriscaldarsi. Questo è sicuramente un difetto del mio forno, su cui però mi piace giocare!

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Per portare a termine questa fenice ed evitare che la pressione sul crudo deformasse la forma originaria, ho aggiunto le ali dopo la prima cottura, ricuocendola in un secondo momento.

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In quadrifoglio è stato ricoperto con le polveri metallizzate, verde e dorato al centro…se imparate a giocare con i colori, ricordando il particolare effetto di un determinato colore di polvere su un determinato colore di fimo, potere ottenere delle sfumature veramente stupende. Tuttavia se volete semplicemente rendere al massimo un colore metallizzato, vi conviene usare una base di fimo dello stesso colore delle vostre polveri.

NOTA IMPORTANTE: nel mio blog descriverò solo tecniche ed accorgimento di cui ho avuto esperienza diretta. Non troverete quindi tutto ciò che bisogna sapere sull’argomento, ma solo con cosa mi sono scontrata, le soluzioni che ho trovato e le domande che ancora mi pongo! ❤ Questo blog è nato per favorire lo scambio di esperienze…non siate timidi! :)

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